La consigliera di parità: un supporto per mamme lavoratrici

A chi rivolgersi quando ci sono difficoltà sul posto di lavoro per questioni inerenti alla maternità? Il nostro consiglio è di fare riferimento alla Consigliera di Parità. L'avvocato Chelo Rescalli ci spiega chi è e che ruolo ricopre nel nostro libro "Mamme pret a porter", edito da Mental Fitness Publishing. 

"E' opportuno sapere che in caso di difficoltà nel lavoro, in relazione alla maternità e alla paternità, alla mancata concessione di flessibilità d'orario o di congedi e in generale per tutte le questioni connesse a una discriminazione, ci si può rivolgere alla Consigliera di Parità.
È una figura istituzionale nominata dal Ministero del Lavoro che tutela la posizione lavorativa delle donne, incidendo sulle situazioni che sono di ostacolo alla realizzazione della piena parità uomo-donna sul lavoro.

La Consigliera di Parità svolge un ruolo fondamentale per la promozione dell'occupazione femminile, attraverso la prevenzione e la lotta contro le discriminazioni nell'accesso al lavoro e nei luoghi di lavoro. Svolge quindi un ruolo di tutela da un lato e di promozione attiva dall'altro.
È presente a livello nazionale presso il Ministero del Lavoro, a livello regionale presso ciascuna Regione e, infine, a livello provinciale presso ciascuna Provincia, se, al momento dell'assunzione, sono stati messi in atto meccanismi che, a parità di condizioni, hanno privilegiato l'ingresso di una persona di un altro sesso; se si è vittima di molestie anche a sfondo sessuale; se si sono riscontrati ostacoli nella conciliazione degli impegni lavoro/famiglia (ad esempio orari che cambiano in modo repentino); se viene "consigliato" alla donna un test di gravidanza in fase/al momento dell'assunzione; se al momento del ritorno dal congedo per maternità/paternità si viene trasferiti, vengono cambiatele mansioni oppure si viene licenziati; se all'annuncio della gravidanza o al rientro da questa viene cambiato il contratto;se non vengono concessi i congedi per malattia dei figli; se non viene concesso il part-time chiesto a causa di carichi familiari; se è stata fatta qualche pressione o azione per impedire la progressione di carriera o per chiedere le dimissioni"

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