Prevenire le morti in utero evitabili

La ricerca e la medicina continuano a migliorare, e con esse, fortunatamente, la ricerca sulla morte endouterina. Purtroppo ogni anno nel mondo muoiono circa tre milioni di bimbi ancora nella pancia della loro mamma. In Italia, grazie all'impegno di Claudia Ravaldi e Alfredo Vannacci, è presente l'Associazione Ciao Lapo: dopo la perdita del loro secondo figlio alla trentottesima settimana di gravidanza, i due medici hanno deciso di riempire un vuoto personale e collettivo. In Italia infatti mancava un adeguato appoggio scientifico e sociale, oltre che emotivo, per tutti quei genitori colpiti da queste terribili perdite.

Così, nel 2006, nacque CiaoLapo Onlus, per aiutare i genitori in lutto con un supporto medico, psicologico e pratico.

Prevenire le morti in utero evitabili con CiaoLapo e The Lancet: l'associazione italiana e la rivista medica britannica in prima linea nella prevenzione delle morti in utero.

Nel 2011 la rivista medica britannica riferimento in tutto il mondo The Lancet dedicò un intero numero alla morte intrauterina, con una serie di sei articoli di studiosi da tutto il mondo (consultabili sul sito della rivista all'indirizzo http://www.thelancet.com/series/stillbirth, con un riassunto in italiano curato da CiaoLapo e scaricabile qui: http://www.thelancet.com/pb/assets/raw/Lancet/stories/series/stillbirths/stillbirths-italian.pdf). Soggetto dei saggi la prevenzione, le cause, le statistiche. CiaoLapo si è messo subito in prima fila come rappresentante italiano membro della Stillbirth Alliance mondiale, e si è fatto portavoce.

Ieri, 19 gennaio 2016, The Lancet ha presentato in tutto il mondo la nuova serie di articoli dedicati alla morte in utero. In Italia, di nuovo, CiaoLapo s'è fatto portavoce con una conferenza stampa a Firenze durante la quale sono intervenuti Carlo Dani (direttore del dipartimento Materno-Infantile), Federico Mecacci (di medicina prenatale) e Valdo Ricca (psichiatra).

La nuova Serie si intitola "Prevenire le morti in utero evitabili": si tratta di cinque articoli scritti da circa 250 autori di tutto il mondo che vogliono dare una risposta più concreta al problema.
Ciò che questi articoli hanno rivelato è sconcertante: nel mondo ogni anno ci sono ancora 2,6 milioni di casi di morti in utero, la maggioranza delle quali (il 98%) avviene nei paesi a basso e medio sviluppo. Il dato è allarmante, se pensiamo che con dei semplici controlli e con una buona cura della gravidanza la maggior parte di queste morti, che hanno un impatto emotivo devastante sulle famiglie, potrebbe essere evitata.

Ciò potrebbe essere migliorato garantendo una routine assistenziale su una scala più vasta, in tutti paesi (tanto in quelli del primo mondo quanto in quelli sotto o medio sviluppati) e a tutte le donne indifferentemente dalle condizioni socioeconomiche (dal momento che ad essere colpite sono le madri più svantaggiate). Soprattutto, sarebbe bene iniziare a pensare a queste tragedie come a morti neonatali o materne: le morti in utero, infatti, in molti paesi non vengono nemmeno registrate, e ciò significa che i governi di molti paesi non considerano (e non potrebbero considerare, non avendo i numeri sotto mano) la ricerca sulle morti intrauterine una priorità.

A livello psicologico le perdite in utero sono devastanti, anche perché considerate e viste come una tragedia nascosta: spesso le madri non ne parlano, gli operatori non gli danno il giusto peso, e la società non le considera "morti vere". Chi l'ha provato, però, sa che è un lutto terribile come ogni altro.

Confrontando i risultati della Serie del 2011 con quella odierna, sono emersi alcuni dati e alcune considerazioni. Innanzitutto, il numero di casi sta diminuendo (nel 2000 erano 24,7 su 1000 nascite, nel 2015 18,4), ma ciò significa solo che dobbiamo essere spronati a diminuirle ancora di più, con governi più coinvolti e più impegnati a raggiungere l'obiettivo (entro il 2030, l'OMS ha stabilito che tutti i paesi dovranno raggiungere un tasso di morti in utero uguale o inferiore a 12 su 1000 nascite).

Ciò si traduce anche in una leadership su più vasta scala, per far sì che la morte in utero sia definitivamente inclusa nelle agende programmatiche nazionali. E, non ultimo, nella registrazione di tutte le morti in utero, da considerare, come dicevamo, morti come tutte le altre.

E' necessario poi che venga data più voce alle donne, le protagoniste più colpite di queste tragedie, che vengano fatti investimenti in tal senso e che tutti i paesi colmino le loro lacune nell'assistenza prenatale e postnatale.
Non ultimo, è fondamentale offrire un supporto psicologico e sociale: i professionisti della salute sono tenuti a curare rispettosamente il lutto dei genitori, in modo da ridurre fin dai primi momenti i costi psicologici ed emotivi che hanno conseguenze devastanti sulle famiglie, a breve ma soprattutto a lungo termine.

Sara Polotti

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