Il parto in acqua: cos'è, quando è possibile farlo e quali sono i benefici

Sempre più mamme lo scelgono, e sempre più ospedali si dotano di vasche per questa dolce procedura: il parto in acqua non è più relegato nell'angolo delle cure "alternative" e grazie ai suoi benefici sta finalmente diventando una prassi consolidata.

Ma di cosa si tratta veramente?

Ecco il parto in acqua: cos'è, quando è possibile farlo e quali sono i benefici

Innanzitutto, la scelta del parto in acqua di solito avviene per due motivi: per rendere al bambino il trauma della nascita un pochino più dolce (dal momento che non giunge direttamente dal liquido amniotico all'aria, ma passa attraverso l'acqua - e, non preoccupatevi, non la ingoierà soffocando! Il bimbo infatti respirerà solo una volta uscito all'aria) e per i numerosi benefici, prima di tutto analgesci, che ha per la mamma. L'acqua infatti ha un effetto rilassante sui muscoli, calmante sui nervi, e allo stesso tempo riduce la pressione sanguigna, gli ormoni dello stress e aumenta quelli legati al piacere, le famose endorfine. E, non ultimo, essa spesso aiuta a ridurre i tempi necessari alla dilatazione e, favorendo la distensione dei tessuti, diminuisce le lacerazioni che si possono verificare nella fase espulsiva. Non solo: la diminuzione del senso di gravità permette alla partoriente di assumere qualunque posizione voglia con il beneficio del sollievo dovuto alla riduzione del peso. Più comode e meno stanche, insomma.

Se state pensando di ricorrere al travaglio e al parto in acqua, quindi, iniziate a informarvi fin da subito: anche se ormai molte strutture sono dotate delle apposite vasche, spesso è fondamentale informare precedentemente le ostetriche del reparto maternità.

Una volta deciso, informatevi sulle modalità del parto in acqua: si somigliano tutte, ma ogni ospedale ha le sue procedure e i suoi strumenti! Ad esempio, alcuni reparti dispongono solo della vasca per il travaglio (preferendo la fase espulsiva fuori dalla vasca), in altre la mamma può entrare nella vasca solo se dilatata di tot centimetri, in altre ancora travaglio e parto possono essere vissuti dall'inizio alla fine immerse in acqua.

Non preoccupatevi: questa modalità spesso spaventa le partorienti, che la pensano più pericolosa rispetto ad un parto tradizionale. In realtà non c'è alcuna controindicazione (se non in caso di parti ritenuti rischiosi sin dall'inizio) o prova che i bimbi nati in acqua abbiano differenze rispetto a quelli nati normalmente; e, come per un parto tradizionale, l' ostetrica sarà sempre con voi, monitorando la situazione.

In generale la decisione di travagliare o partorire in acqua viene presa dall’ostetrica al momento, in base all’andamento del travaglio: se si rientra nella fisiologia, quindi non sussistono particolari problematiche pregresse, il tampone effettuato a 36 settimane è negativo, il parto è a basso rischio e se l’ostetrica ritiene che non ci siano controindicazioni, vedrete che asseconderà la vostra volontà di andare in vasca.

Quando inizia il travaglio, quindi, la mamma entra in acqua scaldata a circa 37 gradi: il calore aiuta infatti il rilassamento dei muscoli, e oltre ad alleviare i dolori velocizza il parto. E infatti i parti in acqua durano in media 30/40 minuti in meno rispetto a quelli tradizionali!

La mamma, all'interno della vasca, può muoversi liberamente. Sono vasche molto ampie, pensate per favorire la libertà di movimento, e la partoriente può scegliere la posizione che più la aggrada in ogni momento. In alcuni ospedali anche il papà può immergersi (solo dopo aver fatto una doccia). E l'ostetrica la seguirà proprio da bordo vasca, facendo tutti i controlli necessari e sostenendo la mamma: talvolta massaggerà la zona lombare, altre volte consiglierà di assumere alcune posizioni.
Nessuno vieta poi alla mamma di uscire: non accade spesso, dato che l'acqua rilassa e allevia veramente moltissimo, ma la partoriente sa cosa è meglio per lei, e se vuole uscire non c'è alcun problema. Altre volte, invece, sarà l'ostetrica a chiedere di venir fuori dall'acqua per monitorare meglio il processo; in ogni caso i rischi sono minimi.

Man mano che il travaglio continua, l'ostetrica aiuterà continuamente la mamma, ma quando spunterà la testa del bambino, l’ostetrica non interverrà come in un parto tradizionale ma osserverà da bordo vasca la sua nascita.

Una volta arrivato il momento di tagliare il cordone (quando non pulsa più) il bimbo viene portato fuori dalla vasca per le operazioni e i controlli, mentre la mamma può decidere se uscire o restare immersa per espellere la placenta.

Insomma, un parto davvero molto dolce e se le condizioni lo consentono non possiamo che consigliarlo.

La redazione

Foto credits: http://americanpregnancy.org/labor-and-birth/water-birth/

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