Reggio Children, un approccio pedagogico in cui al centro sta il bambino

Per trovare approcci pedagogici meravigliosamente innovativi non serve andare lontano migliaia di chilometri. Uno dei più affascinanti ce l'abbiamo in casa e si può racchiudere in due parole: Reggio Children. È l'esempio delle scuole di Reggio, dei nidi e delle scuole d'infanzia di una provincia italiana che ha adottato da tempo, e con risultati davvero apprezzabili, le regole pedagogiche stilate da Loris Malaguzzi negli anni Sessanta.

Scopriamo Reggio Children, un approccio pedagogico in cui al centro sta il bambino: in pochi punti, tutto il succo del modello delle scuole di Reggio Emilia

Loris Malaguzzi, pedagogista reggiano, dal 1963 collaborò con l'amministrazione della città per l'apertura della rete scolastica dell'infanzia (a cui si aggiunsero dal 1971 gli asili nido). Insieme ai suoi collaboratori, Malaguzzi ideò a poco a poco il suo progetto culturale innovativo basato su potenzialità, risorse e intelligenze del bambino, portandolo avanti nel tempo fino a giungere ai nostri giorni.
Al centro della pedagogia reggiana, conosciuta in tutto il mondo con il nome "Reggio Approach", non stanno le discipline: sta il bambino, soggetto di diritti con una propria, unica identità e costruttore delle proprie conoscenze.

Adottare questo pensiero significa soprattutto non racchiudere il sapere in settori (ma affrontarli trasversalmente), dare più importanza al progetto rispetto alla programmazione e al processo rispetto al prodotto.
Secondo l'approccio i bambini, protagonisti attivi della loro crescita, possiedono cento linguaggi per relazionarsi con il mondo. Le scuole devono quindi valorizzare questi linguaggi, non limitandone l'utilizzo.
Fondamentale è la partecipazione. Quella del bambino (che insieme agli insegnanti progetta le giornate di studio), quella degli educatori e dei genitori stessi, che giorno dopo giorno devono coltivarla attivamente. E fondamentale è anche l'ascolto (tra bambino, adulti e ambiente circostante), condizione indispensabile per il dialogo e il cambiamento.

Essendo il bambino costruttore attivo del suo sapere, delle sue competenze e della sua autonomia, i processi di apprendimento sono soggettivi e unici, e hanno sempre al centro strategie di ricerca, confronto e compartecipazione, creatività, incertezza, intuizione e curiosità. E, soprattutto, passa attraverso la ricerca quotidiana compartecipata e la documentazione che esplicita e rende visibile e valutabili i processi di apprendimento.

Non vi sono programmi predefiniti: l'educazione si struttura a partire dalla progettazione della didattica, degli ambienti, della partecipazione e della formazione del personale. Incertezza, dubbio ed errore sono quindi risorse che contribuiscono alla formazione degli ambienti. E organizzazione del lavoro e ricerca educativa vanno sempre a braccetto. L'una si struttura in relazione all'altra, attraverso la partecipazione di tutti.
Importantissimo è l'ambiente scolastico: sia quello interno che quello esterno sono sempre pensati per favorire interazione, autonomia, curiosità, esplorazione e comunicazione, sia per i bambini che per gli adulti. Soprattutto, lo spazio prende forma e si modifica in relazione ai programmi educativi e alle esperienze dei bambini. Gli arredi, gli spazi e gli oggetti attorno alle persone contribuiscono al benessere psicologico, e il Reggio Approach lo tiene in conto, puntando su estetica e cromie ad hoc.
Infine, la valutazione è elemento chiave per l'attribuzione di senso e di valore. Deriva dalla totalità degli aspetti della vita scolastica e diviene strumento e opportunità per riconoscere o negoziare il progetto educativo. Diviene dialogo, insomma.

Prerogativa delle scuole di Reggio sono l'Atelier e la figura dell'Atelierista, inseriti nei programmi già dalla fine degli anni Sessanta. L'Atelierista è nientemeno che un insegnante con competenze artistiche. L'Atelier (costruito sempre in collaborazione con persone dalle diverse competenze - architettoniche, ingegneristiche, mediche, psicologiche e artistiche), un laboratorio creativo dove il bambino, quotidianamente, sperimenta attraverso tutti i cento linguaggi. In questo modo, l'espressività e la poetica contribuiscono sempre di più al processo di apprendimento in maniera quanto mai attiva.
Non solo parole: i linguaggi non verbali, le azioni, la creatività manuale, l'empatia, i cinque sensi prendono un posto fondamentale (e solitamente soffocato) nella vita scolastica.

Sara Polotti

Foto Credits: http://hotsites.diariodepernambuco.com.br/vidaurbana/2013/a-primeira-licao/ita/index.shtml

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