La storia della bambina ispirata da Bansky

L'arte o l'hai nel sangue o non ce l'hai. C'è poco da fare. E se l'attitudine creativa ti scorre letteralmente nel sangue grazie a genitori artisti a loro volta, beh, a quel punto bisogna approfittarne.
L'ha fatto la bimba di Aaron Zenz, illustratore del Michigan specializzato nei disegni per l'infanzia (date un'occhiata al suo sito! http://www.aaronzenz.com/index.html): respira l'arte tutti i giorni tutto il giorno, e a 10 anni è già sulla buona strada per diventare a sua volta artista.

Eccovi la storia della bambina ispirata da Bansky, una favola artistica bellissima: dai graffiti dello street artist più famoso al mondo le opere creative della figlia di Aaron Zenz.

In un articolo apparso su boredpanda.com, l'illustratore racconta di come dopo aver guardato tutti insieme il documentario del 2010 "Exit through the Gift Shop" (attribuito all'artista di Bristol e basato parzialmente sulla sua biografia; qui trovate il trailer) la figlia ha dichiarato immediatamente di voler diventare una street artist.

Così, non volendo che questa sua idea diventasse puro vandalismo (terreno su cui spesso la street art, quando non fatta con i giusti presupposti, rischia di scivolare) ma evitando nella maniera più assoluta di tarpare le ali creative della figlia, la famiglia ha inventato un modo bellissimo per fare street art tutti insieme.

L'idea è semplicissima, ma il risultato è strepitoso. Un pomeriggio, si sono messi tutti insieme a dipingere dei sassi con delle facce buffe e spaventose, coloratissime e divertenti. Il passo successivo è stato andare in giro per la città a sparpagliarle nei luoghi più impensabili, dai lampioni ai gradini di certe scalinate fino alle bancarelle del mercato, nascondendo i personaggi tra le mele.
Il procedimento è stato così divertente e il risultato così sbalorditivamente bello da portare la famiglia a decidere, qualche mese dopo, di provare lo stesso esperimento cambiando il materiale: sono passati così prima alle foglie e poi a bastoncini di legno recuperati, di tutte le misure.

Di nuovo, hanno appoggiato in giro per la città e in ogni luogo in cui passavano i piccoli mostricciatoli: sugli alberi, alle fermate dell'autobus, su antiche statue, su cartelli stradali e fuori dai locali.
Il risultato è pazzesco: è un'arte delicata e non irreversibile, non invasiva ma dal forte impatto emotivo. Un po' una guerrilla art proprio come quella praticata dal geniale Banksy, ma a misura di bambino e a misura di famiglie, che riesce a portare a tutti colore, sorrisi e incredulità con tenerezza e senza rinunciare al senso civico.

Sara Polotti

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