Bambini e tv

Bambini e televisione: un rapporto problematico?

di Maria Beatrice Nava

www.educazione-consapevole.blogspot.com

 

In fondo non è che uno schermo, grande o piccolo, ormai ultrapiatto. Da spento, non è nemmeno particolarmente attraente, con quel colore nero antracite, tutto uniforme. E attira perfino la polvere. Insomma: di primo acchito ha un appeal discutibile. Eppure risulta essere l'elettrodomestico più diffuso nelle case italiane anche perchè, spesso, in casa ce n'è più di uno: due o addirittura tre. In cucina, in salotto, in ogni stanza da letto. Perfino in bagno.

Sto parlando proprio di lei: della televisione.

Compagna degli ultimi 50 anni di storia italiana, ha saputo prendere piede in modo del tutto imprevedibile ed incontrollato delle nostre vite, del nostro tempo, riempiendo il silenzio delle nostre case e portandosi via una buona parte delle nostre persone.

C'è chi la tiene accesa tutto il giorno per scacciare la solitudine e chi l'ha regalata a qualcuno e al suo posto ha messo la radio oppure una nuova libreria. C'è chi vi si affida per capire il mondo e chi ne diffida per principio. C'è chi non saprebbe farne senza e chi preferisce tenerla a debita distanza.

Ma come può uno schermo grigio e polveroso aver acquisito un tale potere? E soprattutto: come fa a mantenerlo e addirittura ad accrescerlo nel tempo?

Le spiegazioni sono più di una, non c'è un solo fattore in gioco. Ma il vero "trucco", la strategia vincente della televisione, sta nel suo pubblico: più e piccolo e maggiore è il suo effetto.

Mi sono sempre chiesta come siano cresciute e diventate adulte le generazioni precedenti la mia e anche quella dei miei genitori, senza avere la televisione in casa. I pomeriggi di pioggia come trascorrevano? Cosa si faceva? L'ho chiesto alla mia nonna, che ha 96 anni e si è fatta due guerre e ha vissuto il boom economico degli anni '60. E che, per inciso, non porta gli occhiali, nemmeno per leggere...

Mi ha risposto che il tempo della sua infanzia e quello dell'infanzia dei suoi figli era speso nelle relazioni: si lavorava insieme, si cucinava insieme, si stava insieme. Si parlava molto, anche perchè l'unica ricchezza era la forza della vicinanza con altre persone. Non esisteva la solitudine perchè se anche qualcuno non aveva famiglia, ci si occupava un po' tutti di lui e nelle corti delle cascine brianzole nessuno poteva essere davvero solo.

I tempi sono cambiati in modo drastico e drammatico: siamo tutti sempre più soli anche se cerchiamo di convincerci del contrario perchè la tecnologia ci illude di essere sempre in contatto con il mondo. Eppure il mondo che abbiamo intorno è votato al pensiero individualista: l'obiettivo pricnipale è stare bene (il "ben-essere"). E quando sto bene io, il resto non conta.

La televisione gioca un ruolo fondamentale in questo meccanismo, non solo perchè ci trasmette messaggi orientati ad aumentare il nostro isolamento, ma anche perchè iniziamo molto presto a nutrire la nostra mente con questo cibo da "fast food cognitivo-emotivo".

I bambini sono messi sempre più spesso di fronte alla televisione fin da piccolissimi, per molti motivi diversi. Spessissimo la TV è scelta per questioni di comodità, come una economica baby-sitter; oppure la si utilizza per "distrarre" i bambini affinchè mangino tutta la pappa. E ancora: la si usa come premio/punizione per convincere i piccoli a fare quello che chiediamo loro. E infine la si usa perfino per farli addormentare. Insomma: la TV è diventata la nostra ausiliatrice domestica, perchè riesce ad ottenere risultati che noi abbiamo rinunciato a perseguire.

Ma perchè la televisione ha una presa così forte sui bambini? Cosa la rende così potente, più potente della parola delle persone in carne e ossa?

Ci sono ormai diversi studi che dimostrano come le onde elettromegnetiche emesse dalla televisione impattino in modo particolare sul cervello, determinando una sorta di addormentamento cognitivo che cattura la nostra mente e ci fa entrare in una specie di trance ipnotica. Avete di certo testato personalmente questa situazione: vi svegliate in piena notte e non riuscite a riaddormentarvi? Accendete la TV e nel giro di poco cadrete di nuovo nel sonno. E ancora: osservate l'espressione dei bambini di fronte allo schermo acceso: occhi spalancati, bocca semiaperta, difficile contattabilità. Sembrano (e sono!) imbambolati: come bambole, hanno perso cioè lo spirito vitale, ciò che distingue un essere animato da uno inanimato.

Uno studio australiano abbastanza recente pubblicato su "Nature" avvisa i genitori di non esporre i bambini al di sotto dei due anni alla televisione e prende posizione in modo netto e fermo (trovate una buona proposizione dell'articolo a questo link http://www.minori.it/node/1309 ).

Fioccano da ogni dove i consigli degli esperti a segnalare che prima dei tre anni la TV non è una buona compagnia e a ricordare che i bambini hanno bisogno di risposte ai propri bisogni di gioco e di relazione e non di surrogati.

Di fronte a queste posizioni consapevoli, la TV risponde con programmi "ad hoc" per piccoli e piccolissimi: dai vari Baby Einstein, passando per i cartoni animati senza parole fino ai Teletubbies.

L'illusione è quella di credere che i cartoni, dato che sono "fatti apposta" per i bambini, siano un prodotto "buono" e valido per loro. Non è così. Nè dal punto di vista dei contenuti – spesso banali ed ossessivamente ripetitivi – nè dal punto di vista dell'abitudine che iniziamo a seminare nei piccoli: stai lì fermo e tranquillo e, possibilmente, in silenzio.

Il fatto è che mentre il bambino se ne sta fermo, tranquillo e in silenzio, la sua mente si nutre di tutto ciò che vede e sente, ancor più perchè la sua mente è abbandonata alla TV, catturata dai suoni, dalle musiche, dalle immagini in movimento.

E noi adulti non crediamo di essere esentati da questi meccanismi, non sentiamoci sicuri nella presunzione di essere "attenti" e "critici". Anche noi siamo soggetti ad una sorta di addestramento cognitivo veicolato dalla televisione. Siamo come alunni di fronte al maestro, solo che ciò che incameriamo riguarda troppo spesso emozioni negative (rabbia, paura, sfiducia, sarcasmo, abituazione al dolore altrui e conseguente calo dell'empatia fino ad arrivare all'anestesia emotiva), finte emozioni positive (chiediamoci perchè buona parte delle pubblicità snocciolino slogan che mirano a colpire i nostri bisogni più profondi come il bisogno di riconoscimento – "E' tutto intorno a te", "Nessuno è come te" – o il bisogno di essere amati – "Per te che sei speciale" – o, ancora, la sollecitazione degli impulsi e degli istinti più basilari – mi sono sempre chiesta perchè la figura femminile, specie se seminuda, serva a vendere pressochè tutto, anche l'olio di oliva). Non sto esagerando: è di pochi giorni fa un articolo che mostra come i mass media manipolino le nostre menti e ci inducano a produrre pensieri e a provare emozioni orientate al panico, allo smarrimento. Attacchi di panico e disturbi depressivi sono in aumento anche per questo motivo! (chi desidera può leggere l'articolo a questo link http://www.educare.it/j/community/laltranotizia/1801-cattive-notizie-mente?utm_source=feedburner&utm_medium=email&utm_campaign=Feed%3A+Educareit+%28Educare.it%29 ).

Quello che la TV fa è preparare per tempo i nostri bambini a queesti stessi meccanismi, facendoli diventare alla svelta consumatori di tutto, che presto si infatuano di ogni novità e altrettanto presto se ne stancano, cercando nuove fonti di divertimento e soddisfazione e pensando di trovarle in altre novità: un giocattolo plasticoso e luccicante, uno smalto glitterato per bambine "alla moda", un dolcetto pieno di coloranti, additivi, zuccheri sintetici e aromi artificiali.

Ma allora: non si può fare proprio niente per "salvare" e "salvarci" dalla nostra beneamata televisione? Certo che sì!

La prima cosa che mi viene da suggerire è: tenerla spenta il più possibile. Non solo per ridurre il tempo che i nostri piccoli ci passano di fronte, ma anche per toglierle quell'aura di potere che le è stata silentemente donata dalla nostra affezionata e quotidiana devozione (gli antichi romani dedicavano un altare alle urne e alle statue degli avi, noi abbiamo inventato i "mobili TV", moderni altari al centro delle nostre case).

Il secondo consiglio è: scegliere con attenzione cosa guardare e cosa far guardare ai nostri bambini. Esistono davvero programmi interessanti che vale la pena di vedere insieme ai nostri bambini: i documentari, ad esempio. Oppure alcuni cartoni (ma solo dopo i tre anni) che veicolano messaggi educativamente interessanti e soprattutto utili: ad esempio "L'albero azzurro", "Bear nella grande casa blu", "La Melevisione", i "Barbapapà".

La terza indicazione è: fare della televisione uno strumento, nè più nè meno come altri. Vale a dire: non perderne il controllo. Così come scelgo un libro da leggere o un gioco da fare, scelgo un programma da guardare e se non mi piace posso anche spegnere lo schermo (non succede niente, ve lo assicuro!).

Quarta idea: ricordare che la televisione non serve ai bambini. È la televisione ad avere "bisogno" di noi e dei nostri piccoli. Non regaliamole ciò che di più prezioso abbiamo: il nostro tempo, la fantasia, le mani sporche di farina e di colla, le bolle di sapone, la carta strappata e finita ovunque, le toppe sulle ginocchia e gli stivali sporchi di fango fino in cima. Non lasciamo che le parole di altri riempiano la mente e il cuore dei nostri bambini: hanno bisogno delle nostre parole, delle nostre filastrocche, delle nostre canzoni stonate.

Quinta proposta: non lasciamo i bambini da soli davanti alla televisione! Se la guardiamo insieme a loro e ne facciamo occasione per parlare, fare domande, pensare insieme... la nobilitiamo moltissimo!

E, infine, non facciamoci prendere da inutili sensi di colpa se finora abbiamo concesso alla televisione più di quel che si merita: non è mai troppo tardi per cambiare le nostre abitudini e per decidere di fare scelte diverse. La consapevolezza serve a questo: a restituirci la possibilità di scegliere, a scuoterci dal torpore dell'anima dentro cui cadiamo perchè troppo presi da troppe cose.

È nostro diritto essere presenti a noi stessi, anche se costa molta fatica e, a volte, non ce la si fa. Ma i fallimenti non ci dicono chi siamo: sono i nostri desideri e i nostri comportamenti a dirci chi vogliamo essere e diventare!

 

immagine tratta da theparentreport.it

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