Non litigare con tuo fratello: la terza puntata di 4mamme

 

È giovedì, e come ogni giovedì da tre settimane a questa parte, significa che è arrivato il momento per me di commentare la puntata di 4Mamme, il programma Fox life che mette a confronto quattro mamme con le loro caratteristiche, punti di forza e debolezza. 

Protagoniste ieri sera erano la mamma “cuore di mamma” Giovanna, napoletana DOC dei (bellissimi) quartieri spagnoli; la mamma modaiola Stefania; la mamma maestra Daniela; e infine la mamma principessa Marta.

La puntata è partita con il racconto della giornata di Giovanna, la mamma chioccia di Vincenzo che, dopo aver tanto desiderato questo figlio, ora gli concede quasi tutto: il bambino è abituato a dormire nel lettone con mamma e papà (a 10 anni), a mangiare con il computer acceso e a rimandare i compiti fino all’ultimo minuto. D’altro canto, mamma Giovanna è anche molto attenta a suo figlio Vincenzo, e oltre a coccolarlo fa sì che le sue passioni possano essere sempre seguite (come ad esempio la pesca).

Lo stesso vale per mamma Stefania, mamma modaiola che, sì, “spinge” un po’ la figlia Ludovica a seguire la sua strada di donna attenta al fashion (anche con servizi fotografici che poi, però, si rivelano dettati da un motivo giustissimo e profondo, una rivincita sulla vita che mamma e figlia si sono prese), ma dall’altra parte lascia che questa segua la sua passione, in questo caso il calcio. Stefania è una mamma molto presente, complice, amica ma ferma, e questo ci piace.

La “mamma maestra” Daniela, invece, si definisce così proprio per il suo mestiere, che porta anche inevitabilmente a casa. Dalla scuola ha portato così con sé tantissime regole per i suoi bambini Raffaele e Michele, che sono seguitissimi dalla mamma, al cui occhio non sfugge nulla.

L’ultima mamma, Marta, è chiamata la “mamma principessa”, e il motivo non si fatica a capirlo già dalle prime immagini del programma, dal momento che Marta vive in un favoloso palazzo con giardino, tutto per lei e la sua famiglia, composta dal marito Luigi e dai tre figli, due femmine e un maschio. La sua filosofia non prevede l’essere mamma a tempo pieno, ama la sua indipendenza, ma in casa è comunque una mamma attenta alle regole, affettuosa e dolce. 

Una puntata molto stimolante anche questa, devo dire, poiché ogni mamma porta con sé punti di forza e debolezza su cui si può riflettere in maniera costruttiva. Non esiste la perfezione, non mi stancherò mai di ripeterlo, e ogni situazione è così perché si è plasmata attorno alla famiglia nel corso del tempo. Ecco perché giudicare forse non è l’atteggiamento giusto; semplicemente, dobbiamo provare a riflettere sugli aspetti che più ci colpiscono.

Quello su cui vorrei soffermarmi questa settimana è una frase che ho sentito ripetere più volte da mamma Daniela, la mamma maestra. “Non litigate”. Ecco, non sono molto d’accordo con questa frase. Perché? Perché litigare è fisiologico, tra bambini in generale e soprattutto tra fratelli. I litigi iniziano da piccoli e andranno avanti almeno fino all’adolescenza, ma non deve essere una tragedia, né un problema senza soluzione. Anzi, non dovrebbe essere nemmeno considerato un “problema”, dal momento che, appunto, il litigio è una situazione fisiologica tra fratelli, un passaggio obbligato che è davvero importante per la loro crescita.

Litigare, infatti, è un pilastro importante per lo sviluppo psicologico, sociale e cognitivo. Rafforza la personalità, fa emergere gli aspetti personali, ma soprattutto è uno dei pochi modi attraverso i quali un bambino imparerà a dialogare, a mediare, ad arrivare ad una soluzione e a mettersi davvero nei panni dell’altro (se stimolato bene). Litigare vuol dire scontrarsi con qualcuno che non la pensa come te, con qualcuno che ami, e la conseguenza a lungo termine è positiva, anche se la situazione sembra negativa: dovremmo imparare a lasciare che i bambini risolvano tra di loro, capendo di volta in volta qual è la migliore maniera per mantenere la pace giungendo a compromessi, ascoltando l’altro e facendosi ascoltare. È attraverso il litigio, infatti, che i bambini imparano sulla loro pelle cosa significhi e come si possa risolvere i conflitti, negoziando e confrontandosi in maniera sana.

Ciò che una mamma dovrebbe fare per limitare le litigate (senza stroncarle sempre sul nascere ma semplicemente evitando che si creino troppe volte le situazioni di conflitto: capisco anch’io che quando è troppo è troppo, e anche litigare troppo spesso o troppo violentemente non è positivo) è passare il più tempo possibile tutti insieme, trovare degli interessi in comune tra i fratelli e spingerli a intraprendere quelle determinate attività; o, ancora, lasciare che si aiutino a vicenda quando l’altro si caccia nei pasticci; o, infine, non costringerli a giocare sempre tra di loro: può capitare che non abbiano voglia, e non sarà la fine del mondo!

Un suggerimento che mi sento inoltre di dare è quello di stimolare l’empatia: è utile far si che loro possano far emergere le proprie emozioni e comunicarle all’altro. Se per esempio il fratello maggiore toglie bruscamente dalle mani un gioco alla sorella più piccola e lei reagisce picchiandolo o urlando possiamo aiutare la piccola a spiegare al fratello l’emozione che ha provato quando si è sentita sottrarre l’oggetto dalle mani e aiutare il grande facendolo immedesimare quindi “prova a immaginare se un tuo amico ti avesse tolto dalle mani un gioco che stavi usando, cosa avresti provato? Rabbia, smarrimento, tristezza? ”.  

 

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