La maternità nel mondo: essere mamma in Spagna

Per la nostra rubrica dedicata alla maternità nelle più disparate parti nel mondo oggi ci spostiamo e torniamo un pochino più vicino a noi, geograficamente e spiritualmente, per soffermarci su un paese che conosciamo molto bene, per vicinanza, per somiglianza di lingua e per simpatia: la Spagna!

Già, moltissime mamme probabilmente hanno passato almeno una volta una vacanza in Spagna, e l'indole degli spagnoli pur essendo differente dalla nostra è molto più simile a quella italiana rispetto a quella di paesi lontani di cui abbiamo parlato, come ad esempio gli Stati Uniti o Cuba. Ma com'è essere mamma in Spagna, e come sono abituati a passare la loro infanzia i bambini?

La maternità nel mondo: essere mamma in Spagna tra scorpacciate di crostacei durante il travaglio e l'amore per l'acqua di colonia

Sicuramente varia molto di città in città, di regione in regione (Madrid non è proprio come Barcellona, e non lo prova solo il cuore dei tifosi di calcio che si ostinano a litigare!), ma proviamo a capire com'è, da costa a costa, da confine a confine, vivere la maternità nel paese della paella, delle corride, della siesta e della esse squillante!

Innanzitutto, avere bambini in "tarda" età è molto comune tra gli spagnoli: dai 36 anni ai 40, solitamente. Il motivo? Un po' è "colpa" della tendenza degli spagnoli a studiare per molto tempo (prima dell'unificazione europea i corsi di laurea duravano 8 o 9 anni!), fatto che certamente allunga i periodi di stabilizzazione economica delle coppie. E, un po' come in Italia, chi studia tende a rimanere per tutto il tempo che serve dai genitori, solitamente fino ai 30 anni. Tuttavia le nascite sono sempre abbastanza basse, e questo per la Spagna è un problema.

Le mamme straniere che arrivano qui, poi, fanno caso ad una tendenza che è tipica anche italiana: e cioè la paura della toxoplasmosi in gravidanza. A quanto pare è una questione tipicamente spagnola e italiana, quindi le gestanti vivono momenti di prevenzione molto molto simili a quelli delle future mamme del bel paese. Cosa cambia? La tradizione di portare in ospedale alla neo mamma tanto prosciutto crudo quanto pesa il neonato, per recuperate quello che non si è mangiato in gravidanza!

Non solo: per quanto riguarda il parto (che avviene in ospedali pubblici gratuiti - il sistema sanitario è simile al nostro - o in cliniche private come qui), c'è un'altra stranezza. Quando la donna inizia a dilatarsi, le ostetriche e il ginecologo suggeriscono alla mamma di farsi una scorpacciata di prostaglandine, uscendo a mangiarsi un sacco di crostacei!

Il periodo di maternità dopo il lavoro, poi, dura quattro mesi. Poi, però, fino all'anno del bambino o la mamma o il papà possono scegliere di usufruire dell'"ora della pappa" (La hora de lactancia), prendendosi un'ora dal lavoro ogni giorno oppure facendo due settimane extra di ferie. E gli spagnoli sono abituati ad allungare il più possibile il periodo: si prendono i quattro mesi di maternità, ci attaccano le cinque settimane di ferie annuali pagate e quindi le due settimane della hora de lactancia. Insomma, sei mesi.

Solitamente entrambi i genitori, anche per necessità, lavorano; per questo i nonni aiutano moltissimo, sempre volentieri! E' tipico. Anche perché le giornate di lavoro solitamente sono molto lunghe, dalle 8 di mattina alle 8 di sera, con una pausa molto lunga nel mezzo (necessaria d'estate, quando le ore centrali sono troppo calde e il sole non tramonta fino alle dieci!).

E per finire tre curiosità. La prima? Tutti i bambini indossano l'acqua di colonia, e perciò sono profumatissimi! E alle bambine fin da subito vengono fatti i buchi alle orecchie, tanto che se una non indossa orecchini viene scambiata immediatamente per un maschietto. Ma la cosa più interessante è la ricrescita dei capelli e delle ciglia: sì, anche noi in Italia crediamo che tagliare cortissimi i capelli ai bambini poi li faccia crescere ancora più sani e forti, ma in Spagna è una tradizione crederlo anche per le ciglia. Insomma, non sono poche le mamme che tagliano con una forbicina le ciglia ai propri bambini per vederle ricrescere folte e lunghe!

“Qui è parecchio comune avere l'assicurazione sanitaria privata. Questo comporta che le pratiche invasive durante il parto sono molto frequenti visto che vengono rimborsate: un parto normale non vale niente, un cesareo sui 4000€. Per questo per es, ho deciso di partorire nel pubblico anche se ho l'assicurazione pagata dall’azienda.” mamma Nicoletta, Barcellona

La redazione di mammapretaporter.it

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