Gli 8 sensi di colpa delle mamme

I sensi di colpa sono un leitmotiv della mamma moderna: potremmo dire dove c’è una mamma c’è un senso di colpa. In realtà non ci rendiamo conto di quanto noi mamme di oggi offriamo ai nostri piccoli, a volte secondo me il problema è che diamo troppo, di sicuro non troppo poco.

Ma mamme, abbandoniamo i sensi di colpa perché secondo il nostro parere questi hanno di sicuro impatto negativo sul piccolo e la relazione tra la mamma e il bambino, molto più degli altri aspetti che andiamo ad esaminare.
Tenete in considerazione che già solo il fatto che vi poniate domande in merito al vostro modo di essere mamma vi rendono delle superamme: ma è importante far sì che questi interrogativi siano fonte di ispirazione, non di sensi di colpa!

Ecco gli 8 sensi di colpa delle mamme: come affrontarli e superarli con successo

 

1. Non allattare

Non possiamo affermare a gran voce che l’allattamento al seno sia la cosa migliore per un neonato e che sia fondamentale che fin dalla gravidanza una futura mamma si informi in merito all’allattamento e si spogli di quei falsi miti che aleggiano intorno ad esso. Sono altresì convinta che esistano infinite situazioni in cui si ritrova una mamma dopo il parto, dal piccolo che non si attacca bene, a situazioni psicologiche impegnative, a resistenze in merito ai falsi miti sull’allattamento che sente ancora molto forti, alla pressione dei parenti, al mancato sostegno del partner. Così a volte non si incontra nel proprio percorso l’ostetrica giusta o talvolta non si chiede aiuto perché purtroppo si pensa ancora che “una buona madre debba farcela da sola”.
Insomma, ogni storia è a sé, e non ha alcun senso sentirsi in colpa. Sicuramente l’allattamento al seno è utilissimo al piccolo, ma una serie di scelte successive come recarsi da un omeopata che sia in grado di curare il piccolo senza l’utilizzo di farmaci (a meno che non sia realmente necessario) e un’alimentazione almeno nel primo anno a base vegetale, quindi svezzamento veg e utilizzo di latte formulato vegetale invece che a base vaccina possono essere un valido aiuto al proprio piccolo per sostenere le sue difese immunitarie.
La scelta di non allattare è stata comunque fatta da voi in maniera consapevole come male minore per la vostra famiglia e quindi anche il vostro piccolo: è stata una scelta dettata da situazioni che si potevano evitare ma comunque al momento era necessario guardare in faccia la realtà e credetemi, avete fatto la scelta migliore per tutti in quel momento, altrimenti non l’avreste neanche presa in considerazione.

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2. Usare la Tv come babysitter

Partendo dal presupposto che piazzare i bambini ore davanti alla tv non è una buona idea, non ha senso secondo noi sentirsi in colpa per far vedere la tv ai piccoli mentre si cucina o in momenti di effettivo bisogno. Ci saranno dei giorni in cui i bimbi non guarderanno tv, e ci saranno giorni in cui la guarderanno per più tempo. Meglio usare la tv come babysitter per un’ora che creare grandi tensioni in casa.

 

3. Cucinare in maniera non troppo sana

Ve lo dice una definita dai più una talebana del cibo sano: quello che conta è la frequenza. In generale cercate di cucinare pasti il più possibile vegani, ricchi di cereali integrali, verdura, frutta e legumi. Se una volta al mese andate da Burger King non succede assolutamente nulla. Focalizzatevi sulla cucina veg il più possibile, togliete merendine e olio di palma e abbondate di frutta e verdura sempre e comunque e non sbaglierete!

 

4. Non giocare abbastanza con il proprio bimbo

“Niente panico mamme poco giocherellone” spiega la dott.ssa Contiero nel nostro articolo chiamato “Tutto ma non farmi giocare”. “Per chi non riuscisse proprio a fare il capotreno che guida il trenino per tutta la casa o la signora che va a fare la spesa e deve comprarsi mezza cucina, c’è una soluzione che piacerà molto ai bambini e farà star bene anche la mamma.

Sicuramente ognuna di noi ha delle attività preferite, degli hobbies, dei talenti personali ... sfruttiamoli! Proponiamo ai nostri bambini di fare i “nostri” giochi, di collaborare nelle attività che più ci piacciono. Potrebbe essere un’attività culinaria, un decoupage, una biciclettata per le più sportive, o addirittura faccende domestiche che, con un po’ di astuzia, possiamo trasformare in avvincenti gare. Potete immaginare la soddisfazione che provano nel creare qualcosa con noi, che sia una torta o un’opera artistica, per poi mostrarla al papà alla sera? Per i nostri bambini è importante giocare, ma è altrettanto gratificante “fare” qualcosa con noi, sentirsi parti attive di un’attività in cui la mamma collabora serenamente. Cerchiamo quindi cosa potrebbe avvicinarsi ai gusti dei nostri bambini tra i nostri interessi e giochiamo con loro in questa forma.”

 

5. Lasciare il proprio bambino con altre persone

Dai nonni, alla babysitter al nido la solfa non cambia: sempre sensi di colpa sono. Come spiega la psicologa clinica Monica Contiero nel nostro libro “Mamme pret a porter” edito da Mental Fitness Publishing, “spesso i sensi di colpa ci assalgono. Siamo combattute tra il pensiero di ciò che ci sembra la condizione migliore per il nostro bambino e ciò che ci sembra il meglio per noi o ciò che semplicemente sappiamo di dover fare. A volte il lavoro non è la soddisfazione principale della nostra vita, a volte proprio non ci piace, ma sappiamo che non possiamo farne a meno per il sostentamento economico della famiglia. Nelle situazioni in cui il lavoro è vissuto male e si preferirebbe, potendo scegliere, restare a casa con il bambino, più che il senso di colpa si vive soprattutto un senso di ingiustizia, siamo impossibilitate nella nostra libertà, siamo costrette nella scelta, nostro malgrado, e questo può portare un senso di frustrazione e desolazione. Non ci sentiamo delle buone mamme e non saremo neanche delle efficienti lavoratrici. A volte invece desideriamo riprendere la nostra attività lavorativa, sentiamo la mancanza del nostro ruolo produttivo. Ed anche in questo caso, le emozioni che si provano sono negative, in conseguenza dei sensi di colpa. Spesso queste sensazioni sono il frutto di errate premesse, di pregiudizi circa il ruolo materno, alimentati spesso dalle persone che ci circondano.”

 

6. Lavorare

Forse il senso di colpa più grande che si collega a quello precedente: come ci spiega sempre la dott. Costiero in Mamme pret a porter “ è ancora purtroppo opinione diffusa che una mamma che lavora e che affida il suo bimbo ad altre persone, non possa essere una mamma attenta e premurosa quanto la mamma che trascorre tutto il suo tempo con il proprio bimbo. Ancora troppo facilmente e superficialmente si mettono in relazione di causa-effetto eventuali problematiche comportamentali dei bambini alla quantità di tempo che trascorrono con la mamma. Troppo frequentemente si giudicano negativamente le mamme che tornano a lavorare dopo pochi mesi dal parto. Non parliamo poi delle mamme che potrebbero decidere di fare solo le mamme e invece scelgono volontariamente di tornare al lavoro!! Non ci sono più le mamme di una volta...
In realtà ciò che è indispensabile per la crescita serena ad armonica della personalità di un individuo, non è la quantità di tempo trascorsa con i genitori, ma la qualità. Non è una frase fatta per consolare le mamme lavoratrici. Sono profondamente convinta che il benessere del bambino sia inevitabilmente condizionato dal benessere della mamma e dallo stare bene con lei. Se la mamma può e decide di trascorrere tutto il suo tempo con il proprio bambino serenamente e con reale compiacimento, interpreta il suo ruolo materno come unico obiettivo della propria vita, senza forti esigenze che la spingono verso il mondo del lavoro, certamente il bambino crescerà serenamente. Stare con la mamma è stare bene. Diversa è la situazione di quelle mamme che patiscono il fatto di trascorrere tutto il loro tempo da “mamme”, o che hanno l’esigenza economica di non fare solo le mamme! Il bambino ha bisogno, e aggiungerei ha diritto, ad avere una mamma serena, realizzata, felice, in grado di entrare in relazione con lui in modo sano, costruttivo. Molte mamme vivono purtroppo situazioni di forte stress psicologico dovuto al carico enorme di responsabilità ed impegni che la maternità comporta. Devono dedicarsi notte e giorno all’accudimento del loro bambino , isolandosi dal resto del mondo e trascurando se stesse ed ogni loro interesse. La maternità dovrebbe anche essere piacevolezza, desiderio di stare col proprio bambino, voglia di giocare con lui, reale compiacimento per entrambi. Quando non è così, la presenza costante della mamma col bambino porta stress e malessere sia all’una che all’altro. La mamma c’è, ma è come se non ci fosse.
Una mamma che ha una propria attività lavorativa, che si sente realizzata e che torna stanca ma soddisfatta dal proprio bambino dopo una giornata di lavoro, potrà riabbracciarlo e viverlo con tutta l’intensità e il desiderio reale di stare con lui, entrambi beneficeranno di questo ricongiungimento e vivranno momenti di vera felicità e benessere. Il bambino percepisce nell’abbraccio la piacevolezza provata dalla mamma e sentirà quanto sia importante per lei. E’ importante poi che si dedichino il giusto tempo per stare e fare insieme delle cose, il resto della giornata consente di ritrovarsi e condividere vari momenti importanti di accudimento, come il bagnetto, la cena e la nanna. La mamma qui c’è un po’ meno...ma si sente bene!”

 


7. Sentirsi bene quando si è senza il bambino

“C’è una parte di noi che in effetti non vede l’ora di tornare ad essere donna lavoratrice, di scrollarsi di dosso giusto per qualche ora al giorno il ruolo di mamma. E diciamocelo : non è sempre meraviglioso fare le mamme! E’ impegnativo, snervante, pesante. Ci capita di immaginarci come eravamo : col nostro bel tailleur pulito, trucco e parrucco impeccabili, sedute al nostro posto di lavoro prese tra pratiche da sbrigare e il pensiero di dove passare la serata. Ora girovaghiamo per casa in tuta, con occhiaie indescrivibili e macchie di rigurgiti ovunque, non ricordiamo più l’ultima volta che abbiamo fatto una doccia e il nostro unico desiderio è poter dormire. Beh, ma se tornassimo al lavoro, qualcuno dovrebbe prendersi cura del bimbo e noi potremmo riprendere in mano la nostra vita, ri-esistere! Non possiamo dirlo ad alta voce, ma è così. Ci si annulla come donne dopo il parto, la maternità assorbe ogni nostra energia, ci si dimentica di volersi bene, ci si trascura in nome di una cura più importante in quel momento. Ma arriva un tempo in cui rimettere l’ago della bilancia nel centro, in cui trovare il giusto equilibrio tra l’essere mamma e l’essere donna... è il momento di riprendere a lavorare!” (ibidem).

 

8. Urlare con il bambino e perdere la pazienza

Siamo umane, e sopratutto diamo spesso il 120% delle nostre forze e delle nostre energie per la famiglia e i nostri bimbi. Questi due articoli spiegano proprio questo: Mamma stai facendo abbastanza e Cara Montessori, nun ce la posso fa'

Giulia Mandrino

 

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