Diventare mamma nella cultura Guaranì

Avete mai sentito parlare del popolo Guaranì? Il termine Guaranì si riferisce a uno dei maggiori gruppi indigeni delle Americhe, diffusi tradizionalmente nei grandi territori del Sud America, tra cui la Bolivia, Paraguay, Argentina, Uruguay e la parte centro-meridionale del territorio Brasiliano. Queste popolazioni sono discendenti dei gruppi che abitavano le foreste tropicali.

Ritrovamenti in siti archeologici testimoniano l'esistenza di questo gruppo etnico a partire dal V secolo (400 d.C.). Esiste una relativa abbondanza di documenti storici che si occupano della storia del popolo Guaranì, iniziando principalmente dai primi contatti con persone di origine Europea. Prima di questo momento, i Guaranì non utilizzavano la scrittura: la loro storia veniva trasmessa soltanto attraverso racconti. Prima del contatto con la cultura Europea, le societá Guaraní erano composte principalmente da cacciatori e contadini semi-nomadi e la loro cucina era fondata sulla caccia e l'agricoltura, basata su diversi tipi di piantagione, come manioca, patate, arachidi, fagioli e mais.

I primi Europei arrivarono nel luogo dove oggi è Asuncion (Paraguay), meravigliandosi della "abbondanza divina" che hanno trovato. L'antica e intensa politica di occupazione decimò la popolazione indigena, tuttavia, le persone di questo gruppo etnico mantengono ancora forti caratteristiche linguistiche e culturali, cercando e sviluppando modalità relazionali per adattarsi alle nuove realtà dove sono costretti a vivere. I Guaraní contemporanei vivono in piccole riserve, accampamenti ai margini delle strade o vivono anche in aree geograficamente isolate. Le loro principali attività economiche sono la produzione e la vendita di prodotti artigianali – cesti in vimini e bambù, statue in legno e collane fatte con semi locali – e la raccolta di radici, erbe e frutti di bosco. Nonostante la drastica riduzione della popolazione, rispetto al momento del primo contatto, i Guarani mantengono la presenza nei territori del periodo coloniale, fatta eccezione per le aree situate negli stati di Uruguay e Argentina centrale, dove non sono completamente scomparsi. A causa dello sterminio subito, queste popolazioni si sono ridotte demograficamente, diventando una minoranza invisibile nei diversi contesti in cui sono, e con il problema della crescita della popolazione nei sistemi di confinamento imposti dalle nazioni dove vivono.

I Guarani vedono il mondo, come una regione di foreste, campi e fiumi, un territorio in cui vivono secondo il loro modo di essere e la loro antica cultura. Il territorio, il suolo in cui camminano, è un "tekoha", il luogo fisico, la zona geografica in cui i Guarani sono quello che sono, dove si muovono e dove esistono. Queste persone mantengono tradizioni antiche, e portando la memoria e vivendo la loro vita quotidiana, attraverso i loro miti e i loro riti.

Per li Guarani, la donna incinta è l'espressione degli Dei che danno la vita attraverso la donna. La gravidanza è annunciata sognando parenti defunti, un eroe della tribù o addirittura un uccello. I Guaranì, evitano emozioni negative e forti durante la gravidanza, così come evitano il cibo "dell'uomo bianco", e viene suggerito a loro di non mangiare il guscio dell'armadillo e il burro di cocco, questo perché credono che non rispettando queste regole il bambino rimarrebbe bloccato nel grembo della madre. Sono invece incoraggiate a mangiare la carne di selvaggina, in particolare il giaguaro.

Il parto viene effettuato a casa, con la donna in posizione accovacciata. La placenta viene sepolta sotto il posto dove viene cucinato il cibo, come sacra dimora della vita, e non può essere mangiata da animali. Utilizzano del caffè caldo durante il parto, perché credono che il corpo deve essere caldo, se si raffreddare la donna può morire.

Alla nascita il bambino è messo subito al seno della madre, e non ci sono grossi problemi con l'allattamento, ma quando ci sono, offrono una farinata di amido di mais al neonato. Sono molto severe con il periodo post-partum, includono il riposo assoluto di 3-5 giorni dopo il parto e una dieta equilibrata, oltre che l'astinenza sessuale di 3-12 mesi, mentre finché sono presenti perdite la donna non dovrebbe uscire di casa e soltanto le donne in menopausa possono essere le levatrici.

Naoli Brasile dice nel film "O Renascimento do Parto" (La Rinascita del Parto – http://orenascimentodoparto.com.br/): "C'è molto del patrimonio dei popoli indigeni nelle nostre convinzioni personali". Ognuna di noi ha i suoi rituali personali. Questi rituali variano da donna a donna, e hanno un evidente impatto sul travaglio, anche bloccandolo quando mancato di rispetto; noi siamo esseri sociali e culturali, andare in ospedale è un rituale, preparare il corredo, mangiare bene ... non importa lo scopo, anche la gravidanza di una donna "bianca" è intrisa di significati soggettivi.

Noi, donne urbane, abbiamo bisogno di questa cura che è strettamente legata al periodo del post-partum, che finisce per essere solo oggetto di linee guida mediche. Manca attenzione sulle emozioni, sullo stato mentale e sullo spirito. Abbiamo bisogno di pace e di cure particolari, dobbiamo riconoscere che è necessario rallentare per assimilare questo nuovo ruolo di madre e recuperare le energie del lungo viaggio che è stato la gravidanza e il parto.

Tathi Saraiva

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