Perchè ai miei figli non propongo i cartoni Disney

Troppa violenza subita passivamente. Troppo poco tempo per rifletterci su. Invece di vedere il cartone Disney preferisco leggere e ascoltare le altre fiabe, quelle tradizionali, quelle scritte da geni della penna come Esopo, La Fontaine o Andersen per imparare davvero qualcosa e per imparare davvero tanto.

Le fiabe vere non sono quelle della Disney: perchè ai miei figli non propongo i cartoni Disney

Il punto focale è il come e il quando: fino ai 7 anni il bambino, come sostiene Rudolf Steiner, dovrebbe vivere nella consapevolezza che il mondo è un luogo sicuro, bello e pieno di persone buone. Successivamente saranno introdotti anche concetti negativi che nelle fiabe tradizionali sono ben presenti. 

Appunto stiamo parlando delle fiabe tradizionali non della tv: vedere scene di violenza in tv è si traumatizzante per il bambino che subisce passivamente e con forte impeto scene che sono così veloci che non riesce a rielaborare e che gli “entrano dentro” senza alternativa: per questo istintivamente spesso i bambini si coprono gli occhi, perché la vista di quella scena è troppo per loro. Cosa diversa invece se la vicenda viene letta, quindi rielaborata e poi eventualmente visualizzata, cosa differente dal “vedere”. 

I vantaggi del leggere le fiabe, quelle vere, sono innumerevoli. Prima di tutto, il retaggio culturale: le fiabe sono opere narrative, e sono uno strumento bellissimo per scoprire la cultura di un paese (non solo occidentale! Avete mai letto le mille e una notte con i bambini? Scopriranno che la vita non è uguale dappertutto).

In secondo luogo, aiutano i bambini a proiettare la fantasia. Lo sanno che i draghi o le fate non esistono, in cuor loro, ma continuano a pensare al mondo come se essi esistessero. Come sarebbe?

Da non sottovalutare, poi, è, come dicevamo, la capacità delle fiabe di aiutare i bambini a capire il mondo, anche nei suoi aspetti più spaventosi e cattivi. Le situazioni ipotizzate dalla narrazione permettono loro di sentire le situazioni che possono esistere, di ragionare su esse, di cercare di capirle e di agire e crescere di conseguenza. E i personaggi con le loro azioni e i loro tentativi di fronteggiare le situazioni più paurose sono per loro un esempio.

Non sempre il lieto fine arriva a ribaltare e sistemare la situazione. Ma nella vita capita, vero? Ecco. Sono proprio le fiabe più tradizionali a mostrare ai bambini la verità, anche se difficile. L'importante è parlarne poi insieme, per fare capire loro che ogni fiaba ha in sé un insegnamento, morale, certo, ma anche pratico: è possibile fronteggiare le situazioni tristi, anche se queste non torneranno felici al 100%!

Sì, crudezza: un termine che si appiccica benissimo alle favole tradizionali. La Sirenetta non era solo una frivola ragazza innamorata di un principe, ma una sirena che capisce che le sue azioni hanno delle conseguenze terribili; la matrigna di Biancaneve non era una matrigna: no, era la sua vera madre, ma, apriti o cielo, una madre così cattiva non può esserci, quindi meglio rendere diabolica la madre adottiva; e questi sono solo alcuni esempi.

È vero: molte delle storie sono crudeli e violente, i protagonisti sono aggressivi, la magia non sempre aiuta (ma anzi, si ritorce contro), e il lieto fine non è una sicurezza. Già. La piccola fiammiferaia muore, dopo aver passato la notte di Capodanno al freddo e al gelo. Ed è solo uno degli esempi: se leggiamo le fiabe dei fratelli Grimm, per dirne una, ci accorgeremo che molte di essere potrebbero davvero turbare!

Andate con i bambini a ricercare la storia originale e da lì partite alla scoperta delle fiabe più vere e profonde (sono anche brevi, quindi potreste sceglierne una a sera!). 

Vi stupiranno, all'inizio, ma capirete che c'è davvero molto di più di quelle così edulcorate alle quali ormai siamo abituati.

Giulia MAndrino, Sara Polotti

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