Ma perché i bambini non fanno quello che gli chiediamo al primo invito??

Ovvero: l’obbedienza. Perché, perché (troppo) spesso dobbiamo chiedere ai nostri figli di fare le cose cinque volte prima che lo facciano o che almeno ci rispondano? La verità è che tutti i genitori si trovano in questa situazione: “vai a fare il bagno”, “staccati dal tablet”, “è ora di fare i compiti”: sono solo pochi esempi delle richieste a cui i bambini sembrano moltissime volte non dare ascolto. Bisogna ripeterle. E ripeterle. E ripeterle. Ma perché deve essere così?

Ma perché i bambini non fanno quello che gli chiediamo al primo invito? I motivi per i quali i nostri figli non ci ascoltano, e cosa possiamo fare per cambiare un po’ la situazione

I motivi sono moltissimi. Dal metterci alla prova al non sentirsi ascoltati. Vediamo quindi insieme i principali, e cosa possiamo fare come genitori per provare a cambiare la rotta andando incontro ai nostri figli.

La prima causa potrebbe essere, come accennato, il volere metterci alla prova. I bambini lo fanno, è naturale: crescendo, studiano il mondo attraverso loro stessi, le loro risorse. E ad un certo punto la risorsa sarà appunto il non ascoltare, vedendo fino a che punto arrivano i genitori. In base quindi a ciò che farete, capiranno quali sono le conseguenze. Se li lasciate fare, resteranno sempre incollati all’attività che state facendo, perché nel tempo hanno imparato che la richiesta non è importante fino a che non si arriva alle urla e alle sgridate. Se invece con fermezza non permettete che continuino, anche spiegando la situazione o accompagnandoli (toccare il bambino fa moltissimo: crea una connessione), allora capiranno che la richiesta è valida.

La seconda causa è di nuovo naturale, e sta nello sviluppo della corteccia frontale. I bambini rafforzano la loro corteccia piano piano, e quando sembra che non stiano ascoltando è perché il loro cervello sta decidendo cosa è importante tra il ciò che stanno facendo loro e ciò che noi stiamo chiedendo. Insomma, stanno capendo l’auto-disciplina. Se fanno subito ciò che chiedete, allora stanno piano piano comprendendo cosa significa fare qualcosa per un bene maggiore e non per loro stessi; se invece bisogna ripeterglielo cinque volte, questo processo è ancora in atto, e sarebbe meglio chiedere le cose con empatia, spiegando, dialogando e accompagnando, aiutandoli così ad allenare il cervello.

C’è poi il fatto di non sentirsi ascoltati. A volte i bambini non vogliono assolutamente fare il bagno o i compiti, e non solo non vi ascoltano dopo cinque volte, ma urlano e piangono con forza. In quel caso a volte bastano poche parole che gli facciano capire che avete compreso che proprio non gli va, ma che è necessario (“Ho capito che non vuoi fare il bagno, sei stanco e hai ragione, preferiresti giocare. Ma ora è tempo di farlo. Da grande deciderai tu. Oggi preferisci il bagno o la doccia?”: perché a volte il senso di indipendenza e responsabilità, proposto come scelta, fa moltissimo!).

Potrebbe poi esserci di mezzo un sentimento di distacco e di disagio. I bambini piccoli si fidano di noi, sentono che ci prendiamo cura di loro, e quando questa sensazione c’è solitamente eseguono ciò che chiediamo loro, appunto per la fiducia. Tuttavia ci sono momenti o giorni nei quali non sentono più questo legame di cura, magari perché al mattino avete litigato (voi avete dimenticato, loro no!), oppure perché in quel periodo siete proprio stressati per il lavoro. In questo caso c’è bisogno di un momento speciale insieme, per ristabilire l’armonia ma soprattutto il legame, che è normale che si allenti ogni tanto.

Infine, calcolate sempre che i bambini non hanno le nostre priorità, ed è per questo che non capiscono quale sia l’importanza di fare il bagno proprio in quel momento, o di staccarsi dal tablet, o di fare i compiti, o di riordinare la cucina. Quando stanno giocando o sono nel mezzo di un’attività, non dobbiamo sminuire la cosa, perché per loro il gioco è lavoro, il gioco è ciò attraverso cui scoprono il mondo. Quando state chiedendo loro qualcosa mentre giocano o disegnano o sono impegnati, quindi, evitate di strapparli immediatamente alla cosa, ma approcciatevi gradatamente: “wow, che bel disegno! Cosa rappresenta? Ora però è tempo di lavarci. Che ne dici se ti lascio ancora cinque minuti e poi andiamo a fare il bagno?”. Un affare è un affare, e anche loro lo capiranno!

 

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