La Sudbury Valley School, un modello educativo unico e innovativo

Proprio qualche giorno fa vi abbiamo parlato di un libro che ci ha aperto gli occhi sull’importanza del gioco libero per i bambini. Il libro in questione è “Lasciateli giocare” di Peter Gray, uno studio dello psicologo che mette in luce come il gioco non supervisionato sia l’attività preferibile per i nostri figli, che in questo modo, liberi dalle regole e dagli schemi pre-impostati dagli adulti, possono finalmente imparare a vedere e a vivere il mondo da soli.

Questo approccio di Peter Gray potrebbe essere definito in una parola: autoeducazione. E in Massachusetts, negli Stati Uniti, esiste (da quasi cinquant’anni) una scuola che ha fatto di questa parola il suo pilastro educativo.

La Sudbury Valley School, un modello educativo unico e innovativo: come l’autoeducazione riesce ad essere un valido approccio didattico che mette al centro la curiosità naturale del bambino

L’autoeducazione parte da un semplicissimo presupposto: l’educazione dei bambini e la loro istruzione passa innanzitutto da loro stessi, non dagli adulti e dalla scuola presa di per sé. E per capirlo fino in fondo basta pensare a quanto imparano nei primi anni della loro vita, quando ancora non vanno a scuola e quando acquisiscono mille competenze semplicemente seguendo il loro istinto.

Camminare, saltare, mangiare, parlare, fare domande... Sono tutte azioni che imparano a compiere da loro, solo lasciandosi guidare un pochino dagli adulti, senza lasciare che questi impongano nulla. Lo stesso, quindi, potrebbe avvenire a scuola, se la scuola iniziasse a intendere l’insegnamento non tanto come una trasmissione di concetti in linea unilaterale insegnante-bambini, ma più come una guida e un aiuto al bambino nel suo naturale processo di apprendimento. In altre parole: anche se lasciato libero, il bambino alla fine impara tutto ciò che deve sapere. E arriva al diploma, sì. E nella vita sarà comunque una persona realizzata in grado di svolgere il lavoro verso cui è più portato.

Questo concetto è stato a lungo studiato d Peter Gray, che nelle sue ricerche ha parlato anche dei bambini cacciatori-raccoglitori, che possono tranquillamente essere paragonati ai bambini che frequentano la Sudbury Valley School (della quale parleremo a breve in maniera dettagliata). Peter Gray per anni ha studiato le popolazioni dedite ancora alla caccia e all’agricoltura, viaggiando in Africa, nelle Filippine, in Malesia e in Nuova Guinea. Osservandole, il dato più interessante che è emerso è proprio l’autoeducazione dei cacciatori-raccoglitori: i bambini e le bambine che vivono in queste zone non scolarizzate potrebbero essere visti come individui che non hanno bisogno di istruzione, quando invece i concetti che devono immagazzinare nella loro vita sono davvero innumerevoli e importantissimi (sapere conoscere le specie animali, tutte le loro diverse abitudini, le armi, il territorio fin nel dettaglio... E poi i semi, le piante, le specie commestibili, i ritmi di crescita delle erbe, eccetera...). Questa istruzione però non passa, appunto, dalla scuola, ma dall’esperienza. E, soprattutto, passa dai bambini stessi, e non dagli adulti, che li aiutano solo ogni tanto e danno poche spiegazioni. Insomma: la loro istruzione passa dalla loro curiosità e dall’osservazione del mondo (anche grazie al fatto che vengono lasciati liberi di giocare ed esplorare per ore e ore ogni giorno). Perché, quindi, anche da noi non potrebbe accadere la stessa cosa?

Ecco che quindi Peter Gray ha osservato la Sudbury Valley School, una scuola fondata sull’apprendimento guidato dal bambino, e ha appurato che in effetti questa è esattamente un esempio del modello cacciatori-raccoglitori, in chiave, però, occidentale.

La Sudbury Valley School è stata fondata nel 1968 da un gruppo di persone unite dal comune scopo di trovare la migliore educazione per i loro figli o per i bambini in generale. Per iniziare con il piede giusto, quindi, hanno deciso di non guardare ai modelli proposti dalle altre scuole, per capire meglio e da zero quale fosse la strada migliore. Hanno così messo sul piatto un dato reale, e cioè la curiosità dei bambini e la capacità dell’essere umano di impegnarsi sempre per migliorare la propria comprensione del mondo. Senza provare a spingere i bambini in qualche direzione, quindi, hanno provato a lasciarli liberi di arrivare alle nozioni e ai concetti secondo i loro tempi.

Sin dai primi giorni a scuola, quindi, i bambini vengono lasciati liberi di utilizzare il loro tempo come meglio credono senza cadere nella trappola degli orari disegnati a tavolino dagli adulti. Leggono libri, giocano a palla, vanno in bicicletta, conversano su tutti gli argomenti, conoscono nuovi bambini, imparano ad amare l’ambiente esterno e a viverlo. Ciò che poi emergerà da questa impostazione sono tutte quelle abilità che permetteranno ai bambini di farcela nella vita e di imparare cose nuove: la voglia di imparare sempre cose nuove (soprattutto quelle che davvero interessano), la capacità di giudizio, il problem solving, la capacità di conversazione, la creatività. Soprattutto, la passione. E il saper imparare anche in maniera accidentale (come, ad esempio, imparare la grammatica giocando a Scarabeo con il dizionario a portata di mano, o la matematica attraverso il punteggio dei giochi e dei video giochi, o la fisiologia e l’anatomia dei pesci perché hai voglia di informarti prima di andare a pescare).

Questa scuola accoglie, in maniera libera (quindi senza test di ammissione o liste d’attesa. Anzi: i bambini possono entrare nella scuola anche a metà dell’anno scolastico), bambini e ragazzi dai 4 anni (quindi in età da scuola materna) ai 19 (portandoli fino al diploma), e durante questi anni gli studenti imparano a prendere in mano la loro vita e ad aggiornarsi costantemente con curiosità e consapevolezza.

Come nella filosofia pedagogica di Peter Gray, anche la Sudbury Valley School mette al centro il gioco non supervisionato, quindi, ma anche e soprattutto l’ambiente naturale esterno. Il giocare e l’imparare “fuori” sono una parte fondamentale dell’autoeducazione, e per questo la scuola è dotata di bellissimi spazi verdi esterni, con dieci acri di terreno e dei fienili (adibiti anche a stanze insonorizzate per la musica, dove i bambini possono andare per imparare a suonare uno strumento, o allestite con palchi dove eseguire piccoli spettacoli).

L’edificio principale, la “scuola”, si presenta invece come una bella costruzione al cui interno i ragazzi trovano una cucina, un laboratorio fotografico, una stanza per l’arte, una per internet, un ufficio, oltre a svariate aule di varie dimensioni, che però non sono specificatamente destinate ad una materia in particolare (anche perché le materie non ci sono!).

E se non ci sono materie, non ci sono nemmeno insegnanti. Ci sono però naturalmente degli adulti, solo che questi sono chiamati “membri dello staff” e i loro compiti sono diversi da quelli degli insegnanti: a volte insegnano, ma essendo l’insegnamento uno dei “compiti” dei bambini la loro funzione principale è quella di essere risorse a disposizione dei ragazzi, un aiuto per la scuola e un modello per ispirare i bambini a diventare brave persone da adulti.

Naturalmente ogni membro dello staff, pur non venendo etichettato come “insegnante di inglese”, “insegnante di musica” o “insegnante di letteratura” ha una sua inclinazione personale, quindi se un bambino ha voglia di imparare a suonare la batteria andrà dall’adulto più esperto musicalmente, mentre chi si interessa di letteratura potrà rivolgersi all’adulto che più legge. In generale, questi adulti possono identificarsi come “generalisti” o “specialisti” capaci di guidare i ragazzi in determinare materie piuttosto che in altre.

Ma come fanno dunque questi ragazzi ad essere preparati per l’università, ad esempio, soprattutto negli Stati Uniti, dove, se vuoi frequentare il college, devi superare dei test, i SAT, che misurano il tuo grado di istruzione? Semplicemente, i ragazzi imparano davvero moltissimo guidandosi da sé, proprio come i cacciatori-raccoglitori, ma soprattutto imparano ad impegnarsi per raggiungere un obiettivo. Quindi, chi vuole frequentare l’università sa che per farlo deve prepararsi bene su determinati argomenti e materie, e sa come farlo. Con la voglia di farlo. Perché per la Sudbury Valley School e per l’autoeducazione in generale la motivazione è fondamentale. E i bambini arriveranno proprio lì: ad acquisire le competenze per fare fruttare al meglio questa motivazione che sentono dentro. Ciò che i ragazzi imparano davvero non è tanto una materia in sé, conoscendo fino in fondo i segreti della matematica o i geni della letteratura, quanto il metodo per andare a fondo di tutto ciò che serve e interessa loro. Arte, matematica, storia, una lingua nuova...

Altra caratteristica della scuola è la mescolanza delle età. Non vi sono classi, e quindi ai ragazzi è permesso mischiarsi per età. I bambini possono quindi chiedere ciò che vogliono ai ragazzi più grandi, giocare con loro, non precludendosi così una possibilità di interazione davvero impagabile.

Per quanto riguarda poi l’educazione “comportamentale”, la Sudbury Valley School vanta l’essere un modello di scuola molto democratica e non violenta. L’ambiente è pacifico, tutti sono sullo stesso piano di importanza, e la disciplina viene insegnata attraverso il processo e il ragionamento piuttosto che concentrandosi sulle conseguenze negative delle cattive azioni. Tutto, soprattutto, si basa sul rispetto.

L’amministrazione della scuola passa attraverso la democrazia: ogni studente e membro dello staff può esercitare il suo diritto di voto, e quando c’è da prendere decisioni importanti tutti sono chiamati a dire la loro. Un importantissimo aspetto per i bambini: iniziare sin da piccoli a capire cosa significa “votare” vuol dire capire sin da subito la responsabilità sociale, che non coincide con il “se sto bene io, stanno bene tutti”.

E, infine, nella Sudbury Valley School ci sono davvero moltissime regole. Queste regole esistono però per un motivo: far sì che tutti i ragazzi possano vivere all’interno della scuola e imparare liberamente. Ecco perché la scuola ha un “sistema giudiziario” in seno alle riunioni scolastiche. Ogni giorno due studenti e un membro dello staff (eletti dai ragazzi) si ritrovano in riunione e leggono le lamentele riguardanti possibili violazioni delle regole, lamentele che chiunque all’interno della scuola è in diritto di scrivere. I rappresentanti ragionano e decidono se c’è stata effettivamente una violazione delle regole. Se c’è stata, il responsabile può rispondere e dichiararsi colpevole o non colpevole, e in quest’ultimo caso c’è la possibilità di fare un piccolo “processo”, nel quale il presunto colpevole può difendersi ed essere difeso.

Tuttavia questi processi non accadono molto spesso: appunto poiché l’ambiente è così pacifico, i bambini imparano anche a prendersi le proprie responsabilità, e non succede spesso di venire accusati quando non hai fatto nulla di male. Piuttosto, i bambini possono chiedere come mai gli altri pensano abbiano fatto qualcosa di male, quando invece, magari, a loro pareva un comportamento innocente e normale. Ed ecco che anche qui si intavola una conversazione costruttiva, utilissima nella crescita e nell’educazione.

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