I compiti a casa non servono, e a dimostrarlo sono le statistiche (oltre che il buonsenso)

Una persona adulta lavora al massimo 8 ore e, in generale, chi inizia alle 8 alle 17 (massimo alle 18) termina il suo orario lavorativo. Bene, in molte scuole un bambino di 8 anni alle 17 inizia a fare un'ora di compiti.

I compiti a casa non servono, e a dimostrarlo sono le statistiche (oltre che il buonsenso): perché i nostri bambini dovrebbero sprecare il loro tempo in un’attività che a lungo andare non ha benefici?

E a me questa cosa fa arrabbiare all'inverosimile. Non posso farci nulla, la trovo fuori da ogni concezione, logica e comprensione. Non sono un caso statistico ma ho 33 anni, ho affrontato e superato il Liceo Classico Cavour di Torino (conosciuto come uno dei più temibili), ho due lauree con 110 e lode. Eppure non ho quasi mai fatto un compito alle elementari; e alle medie forse qualche oretta allo studio (circa 4 alla settimana) l'ho dedicata. Ora ho un lavoro super gratificante, sono blogger e ho una social media agency con la mia socia Cecilia. Sgobbo come una pazza come tutte noi mamme dividendomi tra casa, figli e famiglia, arrancando con fatica. Tre giorni su cinque penso di non farcela, eppure ci riesco quasi sempre. E non mollo, mai, come tutte voi che state leggendo. Credo di avere ampiamente interiorizzato il senso del dovere, sia nel lavoro che in famiglia e cerco, nei miei limiti, di dare il massimo.

Ma vi assicuro che alle elementari uscivo da scuola nel mio paesello e giocavo con la sabbia, con le amiche, con la palla e nei boschi. Quindi? I compiti alle elementari e alle medie hanno davvero un ruolo così imprescindibile per la preparazione a livello didattico e per instaurare il senso del dovere?

Mi rendo conto che la preoccupazione delle scuole elementari sia quella di preparare i bambini a delle scuole medie che pretendono 4 ore al giorno di studio ma, se permettete, la cosa mi tocca relativamente, perché mio figlio dopo 8 ore a scuola deve uscire e vivere: merenda alle 16 e poi via a giocare al parco o con i suoi giochi (i due giorni in cui non abbiamo attività sportiva o musicale). E i giorni in cui ha queste attività, se permettete, torniamo alle 18.15 a casa e di certo non lo metto seduto a fare i compiti, inveendo contro di lui perché, giustamente non ha una mazza di voglia di mettersi lì a farli mentre io cucino e giro compulsivamente in casa tra lavatrici e pseudo pulizie.

E il week end? Forse un'oretta e mezza nel week end, a partire dagli otto anni, può avere senso, perché davvero inizia a far comprendere al bambino cosa significhi studiare a casa e stare seduti. Ma basta, oltre a quello per me è inconcepibile.

Ma vi sembra normale che un bambino a 9 anni oltre alle sue 8 ore di scuola si debba mettere almeno 40 minuti al giorno a fare compiti?

I sostenitori del compito a casa ritengono che questi insegnino il senso del dovere: ma il senso del dovere, e quindi il "faccio qualcosa anche se non ho voglia”, deve essere veicolato tutto il giorno tutti i giorni. I miei figli sparecchiano, apparecchiano, mettono in ordine i loro giochi, fanno le pulizie con me da quando hanno 3 anni, fanno giardinaggio, si prendono cura del cane, mi aiutano con la spesa e in qualunque momento mamme e papà abbiano bisogno loro sanno di dover dare una mano. Questo non è senso del dovere? E vi assicuro che quasi nessuna di queste attività li entusiasma (ad eccezione del giardinaggio); vi assicuro che non hanno voglia di apparecchiare perché vorrebbero giocare fino all'ultimo secondo prima di cena. Eppure lo fanno. Ma sopratutto non hanno nessuna voglia di andare a scuola: eppure ci vanno. E questo non è senso del dovere?

E non raccontiamoci che i bambini a 8 anni devono fare i compiti in autonomia: 3 bambini su 22 in classe di mio figlio fanno i compiti da soli. Il problema è che nessuna mamma lo dice all'insegnate.
Perché le mamme non parlano, perché “poi l'insegnate cosa dice? Ho paura di mettere in cattiva luce mio figlio". Dunque, se davvero le maestre della vostra scuola fanno ciò, vuol dire che siete in una pessima struttura e che sarebbe proprio il caso di valutare un bel cambiamento, se possibile: perché è impensabile che una maestra se la prenda con un bambino perché sua madre ha osato esprimere disappunto, è abuso di potere e anche davvero poco cuore. Quindi voglio sorvolare su questo.

Tornando all'autonomia nel fare i compiti, credo che sia preoccupante pensare che un bambino di 7 anni di sua spontanea volontà dica "wow, smetto di giocare con i miei Playmobil che ho sognato tutto il giorno a scuola perché devo fare i compiti". Se ci arriva a 12 anni, magari sotto minaccia e senza urlare, ne sarò felice, ma per ora siamo ben lontani.

E ripeto, il problema è che nessuno lo manifesta apertamente perché la moda del momento è avere tutti figli geni, responsabili e performanti. Perché dopo l’I-phone è davvero bello avere il figlio con tutti 10 a scuola. Fa stare bene, rassicura sul suo futuro quasi quanto una Tachipirina data a 37,5 il venerdì sera prima del week end.

Così oltre ai bambini appiccicati a un tavolo tutti i pomeriggi vediamo anche le loro mamme sedute accanto, le mamme fortunate, quelle che non lavorano o che hanno un part time che consente loro di far fare i compiti ai bambini: le altre, quelle che lavorano full time e che hanno, magari, come supporto pomeridiano i nonni, ai quali ovviamente non puoi chiedere di far fare i compiti a tuo figlio, si attaccano al tram: si inizia alle 18 a fare i compiti, si inizia alle 19 a interrogare il figlio. A volte anche dopo cena, perché hai avuto la malaugurata idea di fare la spesa dopo lavoro.

Ragazzi, qui qualcosa non torna. E non si tratta di essere mollaccioni e di consentire tutto ai propri figli. Ritengo che manchi un po' di buon senso. Perché a 15 anni un ragazzo può stare fino alle 18 a studiare, e se c'è la necessità di ripassare dopo cena per una verifica, anche fino a mezzanotte, lo vedo assolutamente utile e necessario. Un bambino di 8 (ma anche di 12) no. C'è un tempo per tutto.

E per le elementari e le medie non è tempo. Se non per madri che devono dimostrare a se stesse che hanno un figlio bravissimo a scuola. Che hanno bisogno disperatamente del 10.

Posso dirvi poi che tanti dei miei compagni geni da 10 durante il mio percorso scolastico non hanno terminato l'università? Posso dirvi invece che il mio gruppo di amici da 6-7 e qualche volta 8 è riuscito a fare dei lavori gratificanti? Credo che la differenza, il punto focale, sia insegnare ai propri figli a porsi un obiettivo e perseverare in questo, con un'ottica di lungo respiro: all'interno del percorso ci saranno momenti difficili, situazioni in cui non si avrà assolutamente voglia, eppure si va avanti, con lo sguardo fisso verso l'obiettivo e stringendo i denti. Questo per me è senso del dovere. E questo, fidatevi, non lo insegnano i compiti.

Non sono un campione statistico, però. Questo è vero. Allora ecco qualche sana statistica che emerge da sistemi scolastici comparati tra loro.

La ricerca è stata condotta dalla Ozicare Life Insurance, una compagnia di assicurazioni che ha preso i dati ufficiali dell’Ocse mettendoli nero su bianco, in schemi che aiutano benissimo a comprendere la situazione. Il tema è proprio il tempo che i ragazzi di tutto il mondo spendono facendo i compiti, comparato poi con i successi scolastici effettivi.

Già dalla prima tabella esce fuori la drammaticità: se ai primi posti troviamo la Finlandia e la Corea del Sud (i cui ragazzi spendono meno di 3 ore alla settimana sui compiti - quindi mezz’oretta al giorno - e che, nella classifica globale sull’efficienza dell’istruzione, si trovano rispettivamente al quinto e al primo posto mondiale), l’Italia è agli ultimi posti, prima solo della Russia: i nostri ragazzi mediamente passano 8.7 ore alla settimana facendo i compiti, eppure, nella classifica Pearson sul Best Education System, siamo al 25° posto. Dietro anche alla Russia, che sta al tredicesimo.

(Immagine Ozicare)

Ciò che fa pensare è proprio come i paesi che dedicano meno tempo allo studio a casa (privilegiando invece lo studio in classe e poi, fuori, il gioco, l’iniziativa e la riflessione, lo spazio domestico e quello all’aperto) balzano in cima alla classifica dei migliori sistemi scolastici, mentre quelli che danno più compiti a casa non sono poi così brillanti (anzi). In poche parole: più compiti a casa non è sinonimo di buona istruzione.

Entriamo allora nel dettaglio di questa comparazione, e cioè: vediamo come sono davvero le scuole in Finlandia e in Corea del Sud. E vediamo poi l’Italia.

In Finlandia, come dicevamo, i bambini passano meno di tre ore alla settimana (2.8) sui compiti a casa. A scuola ci vanno per cinque giorni alla settimana, a partire dai 7 anni, e le ore in classe con l’insegnante sono solo 4. Oltre a questo, ciò che fa più strabuzzare gli occhi (perché ne siamo invidiosi!) è che fino ai 16 anni i bambini non vengono esaminati e giudicati con voti: la Finlandia punta infatti all’uguaglianza totale, partendo dai voti e continuando con un sistema scolastico egualitario (non vi sono tasse per entrare a scuola e le mense sono gratuite). E il successo è garantito anche da insegnanti estremamente competenti, tutti laureati e con uno stipendio molto più alto della media di tutti gli altri paesi del mondo.

(immagine Ozicare)

La Corea del Sud, al primo posto nella classifica mondiale e al secondo in quella del tempo passato sui compiti (2.9 ore alla settimana), ha un sistema scolastico molto rigido e competitivo (al contrario della Finlandia), ma questo non significa ore in più a casa, perché i coreani puntano molto sul lavoro in classe. I ragazzi vanno a scuola per 5 o 6 giorni alla settimana, e in classe lavorano moltissimo, anche esercitandosi nelle varie materie, per prepararsi agli esami di ingresso alla scuola superiore e ai college. L’80% dei ragazzi, poi, entra anche all’Università. Tutto questo peso sulle spalle e la competizione, tuttavia, spingono la maggior parte dei ragazzi a prendere anche lezioni private, un’usanza che è di fatto la norma.

(immagine Ozicare)

E in Italia? Come dicevamo, i bambini passano circa 8.7 ore alla settimana sui libri (fuori da scuola). Vanno a scuola per 6 giorni alla settimana (5, se fanno l’orario continuato tutti i giorni), hanno 3 maestre alle elementari e molti più insegnanti alle medie e al liceo. Va be’, il nostro sistema scolastico lo conosciamo, non serve dire altro.

(immagine Ozicare)

Insomma, certo che più studio significa più rendimento, ma gli esperti mettono in guardia: se si superano i 60 minuti giornalieri il risultato è l’opposto, e quindi si rischia di non avere alcun beneficio. La migliore media? 4 ore di compiti alla settimana. Non di meno, ma nemmeno di più. E siamo sicuri che i nostri bambini non le superino? Io non credo proprio...

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