“Figli della libertà”, il film sulla vera educazione naturale in Italia e in Europa

Anna, Lucio e Gaia: una famiglia come tante. Eccetto che loro hanno scelto una via diversa da quella “normale”, “solita” e “tradizionale”. In parole spicciole, Anna e Lucio hanno deciso di educare la loro bambina a casa. Non mandandola a scuola. Ma entrando più nello specifico la loro esperienza non è così spicciola, anzi. È una scelta profonda, vera e illuminante. Ecco perché dopo aver girato “Unlearning” esce ora il loro documentario “Figli della libertà”.

“Figli della libertà”, il film sulla vera educazione naturale in Italia e in Europa: un documentario bellissimo che racconta cosa significa non mandare i propri figli a scuola

“Io e mio marito Lucio abbiamo scelto l’educazione naturale per nostra figlia, per capire come il bambino possa imparare e crescere senza obblighi, senza stare seduto per così tante ore e senza avere un percorso delineato dall’adulto”: Anna Pollio, insegnante e mamma dell’ottenne Gaia, ha spiegato così alle telecamere di Repubblica la sua scelta di educare a casa la sua piccola.

La cosa interessante, però, non è tanto sentire la sua singola esperienza, quanto quella di tutti quei genitori in giro per l’Italia che hanno fatto la stessa scelta. Anna e il marito Lucio Basadonne, regista, hanno infatti girato un bellissimo documentario per mostrare a tutti le vere implicazioni, senza luoghi comuni e con tanta verità e tanta buona volontà.

Non è il loro primo documentario: qualche anno fa girarono “Unlearning”, con un’impostazione simile a “Figli della libertà” (questo il titolo del nuovo lavoro) ma concentrato sulla testimonianza di famiglie italiane che hanno scelto una vita più sostenibile e comunitaria. Più naturale, insomma. E ora si sono concentrati quindi sull’aspetto scolastico, quello che forse fa più paura quando si parla di vivere naturale, guardando a tutta Europa. Perché se è semplice pensare di vivere in maniera più sostenibile, più difficile è pensare di disiscrivere i propri figli da scuola, anche a causa dei luoghi comuni e dei pregiudizi che aleggiano attorno a questo argomento.

“Figli della libertà” smonta tutte le credenze negative. E lo fa attraverso la verità e l’esperienza concreta di chi davvero non manda i figli a scuola, educandoli in maniera più naturale. Non sono quindi solo congetture, ma testimonianze vere, dirette.

Queste testimonianze le hanno cercate in tutta Europa, e l’hanno fatto per un’esigenza di indagine. Se infatti l’educazione a casa è eccellente sulla carta (anche se per molti è invece una piaga), Lucio s’è trovato a chiedersi, dopo aver notato un disallineamento della figlia rispetto ai suoi coetanei, se alla fine questa educazione a casa possa essere in futuro davvero efficiente. Insomma: sua figlia Gaia imparerà tutto ciò che deve imparare? Avrà una vita difficile o difficoltosa?

Per rispondere alle domande Anna e Lucio hanno chiesto non solo a coloro che stanno seguendo lo stesso percorso, ma anche a quanti questa strada l’hanno già affrontata, a chi, insomma, in giro per l’Europa, è cresciuto educato in casa.

Ma cosa significa educare a casa? Semplicemente chiedere al proprio plesso di competenza il permesso per l’educazione parentale, non delegando l’istruzione dei figli alla scuola ma occupandosene direttamente, seguendo i tempi naturali del bambino, le sue inclinazioni, le sue curiosità e le sue modalità. Senza compiti, senza voti.

“Figli della libertà” è un documentario indipendente. Anna e Lucio l’hanno girato con le loro forze, ma credono fermamente che la gente ci tenga. Ecco perché hanno aperto un crowdfunding, disponibile fino al 13 febbraio 2017 (potete donare qui), per far sì che le persone possano aiutarli a finanziare il progetto, in modo da fare uscire entro fine anno il loro prezioso film (che verrà proiettato in molte città italiane il 7 marzo - qui le proiezioni - , ma che vorrebbero rendere disponibile poi su piattaforme online).

“Che cosa diventerà un bambino che non viene interrotto nel suo gioco? Non per una giornata. Ma per quarantacinque anni”. Se lo chiedono nel documentario, e se lo chiede chi è interessato a questo approccio. Ecco perché questo documentario è così importante. Non perché dà risposte granitiche. Ma perché dà moltissimi spunti assolutamente curiosi.

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