Cosa dicono gli studi scientifici e i pediatri riguardo all'omogenorialità

In Italia ancora non è una realtà (anche se la Stepchild Adoption che si discute in questi giorni potrebbe cambiare qualcosa), ma già se ne discute largamente: parliamo dell'omogenitorialità, cioè dell'adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. Ancora non è realtà italiana, dicevamo, ma nel mondo i paesi che ormai la considerano normale e attuabile sono molti, e per questo le risposte ai dubbi possono già basarsi su studi concreti e non solo teorici.

Vediamo insieme cosa dicono gli studi scientifici e i pediatri riguardo all'omogenorialità: come influisce sul bambino l'avere come genitori due mamme o due papà, stando alla ricerca concreta.

Le critiche più accese e più diffuse riguardano l'anormalità di una famiglia di questo tipo: avere due figure femminili o due figure maschili, e quindi non avere una mamma e un papà, non è la prassi, ed emozionalmente, psicologicamente e relazionalmente il bambino potrebbe risentirne e farne le spese, sia per "lo stile di vita" condotto dai genitori sia per il fatto di non poter fare esperienza della complementarietà dei due sessi dei genitori.
Certo, la letteratura scientifica in merito a questo argomento non è ancora foltissima, ma nemmeno rara: studi scientifici e pediatri di tutto il mondo ne hanno discusso negli ultimi anni, e le conclusioni, un po' ovunque, sembrano essere le stesse. E demoliscono tranquillamente le convinzioni di cui sopra.
Prendiamo lo studio condotto nel 2012 dall'Università di Melbourne in Australia, per misurare il livello di salute fisica, mentale e sociale (e cioè la definizione di "salute" dell'OMS) dei bambini cresciuti in famiglie omosessuali. E' tra i più grandi mai condotti, e ha preso come campione 500 bambini tra 0 e 17 anni e 315 genitori. I risultati sono riassunti in tre righe, e sono assolutamente chiari (http://bmcpublichealth.biomedcentral.com/articles/10.1186/1471-2458-14-635).
I bambini cresciuti da famiglie omogenitoriali ottengono punteggi più alti degli altri quando si tratta si salute e coesione familiare. Non essendoci stereotipi all'interno della famiglia, i ruoli non si fossilizzano sul papà-lavoro/mamma-casa, e questo non crea che armonia e rispettosa libertà.

Quando si parla poi di "prese in giro", più i bambini sono stigmatizzati più questo, naturalmente, influisce negativamente sulla salute generale, ma non in maniera da risultare devastante rispetto a bambini cresciuti in famiglie etero, e, soprattutto, queste situazioni permettono ai bambini di sviluppare una propensione alla comunicazione, un'apertura mentale preziosa e un rafforzamento di carattere che si riversa positivamente su tutta la famiglia.

Qualche giorno fa, però, il presidente della Società Italiana di Pediatria Giovanni Corsello ha diramato un comunicato stampa dicendo che gli studi pubblicati finora sono pochi, scarni e inattendibili, e che la discussione sulle adozioni e sulle unioni civili dovrebbe comprendere molti più dati clinici e psicologici dei bambini e degli adolescenti. Subito dopo si è corretto, dicendo che il suo pensiero non si riferiva solo alle famiglie omosessuali, ma in generale alle situazioni di conflittualità interna e alle famiglie in cui non ci sono il padre o la madre come modelli. Insomma, per lui sono una famiglia "normale" assicura di non avere ricadute sulla salute emotiva futura del bambino, perché ogni situazione senza equilibrio diviene pericolosa.

A Corsello si son operò subito opposti il presidente della Società Italiana di Psichiatria, Claudio Mencacci, e la senatrice Elena Cattaneo, ribadendo che gli studi e le ricerca condotti finora, pur ammettendo una letteratura scientifica ancora limitata, affermino proprio il contrario, e che l'unica cosa importante da fare in questo caso sia valutare, come giusto che sia, la capacità dei genitori, indipendentemente dalle relazioni affettive e dall'orientamento sessuale, di accogliere un bambino, saperlo amare, seguire la sua crescita e offrirgli un ambiente protetto e sereno.

E, infatti, come sottolineò lo studio condotto all'Università la Sapienza di Roma nel febbraio dello scorso anno da Anna Maria Speranza e pubblicato su medicoebambino.it, "Crescere in una famiglia omogenitoriale", la salute mentale del bambino non è a rischio quando la famiglia è omogenitoriale, ma soprattutto quando la famiglia, omo, etero, sposata o convivente, con un genitore o due genitori, vive in situazioni di povertà, emarginazione, conflittualità o violenza, e quando si verificano eventi traumatici.

Insomma, già nel 2006 aveva ragione lo studio condotto dall'American Academy of Pediatrics, quello citato dalla senatrice Elena Cattaneo per sostenere la legge Cirinnà in risposta a Corsello: in poche parole, secondo la ricerca i bambini cresciuti da genitori dello stesso sesso crescono e si sviluppano esattamente come quelli vissuti con genitori eterosessuali.

Affetto e capacità genitoriali sono di gran lunga più importanti di un dettaglio come il proprio orientamento sessuale; crescere in una famiglia amorevole, protettiva, consapevole, capace di accudire al meglio e impegnata a crescere i figli con una forte educazione è molto più importante del sesso.

Sara Polotti

Lascia un commento

Make sure you enter all the required information, indicated by an asterisk (*). HTML code is not allowed.

rassegna