Adolescenti, ansia e depressione vanno curate con l’indipendenza!

 

Da qualche anno a questa parte le diagnosi di dislessia alle scuole elementari sono all’ordine del giorno. Non è che i casi sono aumentati; semplicemente, quando eravamo noi piccoli non c’erano gli strumenti adatti e le conoscenze approfondite per diagnosticare questo disturbo (che fortunatamente oggi viene riconosciuto molto presto, in modo da adottare metodi differenti e studiati ad hoc per ogni bambino).

Allo stesso modo, sono aumentati moltissimo i casi di disturbi psicologici e psichici nei ragazzi più grandicelli. Gli adolescenti. I teenager, insomma. Stavolta però il ragionamento non regge. Già, perché non si tratta semplicemente di un miglioramento degli strumenti, che avrebbero aiutato a diagnosticare meglio le patologie. No, in questo caso specifico i casi sono aumentati realmente. Depressione, ansia, stress, infelicità generale... Purtroppo il problema ha la sua radice proprio nei giorni nostri, nella loro natura più profonda. E per questo sarebbe bene capire meglio di cosa si tratta.

Adolescenti, ansia e depressione vanno curate con l’indipendenza: perché i disturbi psicologici dei teenager sono figli del nostro tempo e come fare per invertire la rotta

Per dirla in poche parole, negli ultimi vent’anni l’infanzia è cambiata drasticamente. O meglio: è cambiato il modo in cui la si vive. Il modo in cui gli adulti la fanno vivere ai bambini. Se quindi prima la si viveva in maniera più naturale (giocando liberamente), oggi i tempi sono dettati dai genitori e dagli adulti, che li organizzano con scuola, attività e sport senza lasciare spazio alle attività più spontanee, quelle senza un obiettivo definito, come il girare in bici per il quartiere le sere d’estate, giocare con la palla in un prato (non per l’allenamento di calcio!), inventare scenette con gli amichetti... Sì, è vero, queste attività non sono state del tutto cancellate e i nostri bambini sanno ancora giocare. Ma siamo sicuri che lo facciano abbastanza?

Stiamo parlando quindi della prima infanzia, e dell’essere bambini. Ma cosa c’entra con gli adolescenti? C’entra. Perché è proprio attraverso l’abitudine a questo gioco libero e alla non totale supervisione (alla quale oggi ormai i bambini sono abituati) che i bimbi sviluppano le loro capacità organizzative, imparano a risolvere i problemi, a inventare, a socializzare e a immedesimarsi nell’altro. Imparano l’indipendenza, soprattutto. E l’indipendenza porta all’autostima.

Se questi due pilastri, indipendenza e autostima, non sono stati sufficientemente allenati, quindi, si rischiano problemi durante la crescita, quando ormai le fondamenta sono formate.

Pensateci, è semplicissimo: se una persona si abitua ad avere qualcuno che costruisce passo passo la sua vita, quotidianamente, di ora in ora, come potrà sviluppare la capacità di costruirsi lui stesso la sua vita? Come potrà venirgli in mente di prendere in mano le situazioni? Come potrà sentire che le sue decisioni sono importanti e valide?

Sommato a tutto ciò c’è poi un altro fatto più che determinante nel problema dell’ansia e della depressione degli adolescenti. Dopo aver passato un’infanzia come quella sopra descritta (che per noi è ormai normale) si ritrovano in scuole spesso pesanti, nelle quali il voto è ciò che conta, nelle quali la competizione è il pane quotidiano e nelle quali spesso se non raggiungi un obiettivo sei portato a sentirti mortificato e non all’altezza.

Fortunatamente ci sono oggi differenti tipologie di scolarizzazione, a partire da quella in casa per arrivare alla scuola senza zaino e a quella senza voti, o addirittura a quella nel bosco. Non diciamo che tutte le scuole debbano distinguersi in questo senso, diventando tutte indistintamente alternative. Tuttavia, se queste tendenze stanno prendendo piede è perché sono effettivamente valide, perché seguono principi condivisibili e perché credono nella ricerca di un differente modello di istruzione che ponga di nuovo al centro il bambino.

Mettere quindi al centro il bambino sarà la soluzione per arginare e prevenire ciò di cui parliamo, e cioè i problemi psicologici, relazionali e psichici degli adolescenti. Che se si ribellano fanno bene! Significa che stanno cercando la loro dimensione, il loro essere, tentando di spezzare le catene che li tengono legati alla mano degli adulti, sempre lì pronti ad accompagnarli in tutto ciò che fanno.

Evitare la ribellione (che è inevitabile, mettiamocelo in testa con un sorriso!) non è possibile, ma arginare i problemi e soprattutto fare stare meglio i nostri ragazzi è possibile: lasciamoli liberi. Sin da piccoli. Sproniamoli a giocare liberamente, a inventare, a fare. Ma poi allontaniamoci, fidiamoci di loro, togliamo la supervisione e lasciamogli sperimentare libertà e indipendenza.

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