4Mamme, la sesta puntata: i bambini che mangiano davanti alla tivù

Valentina, la mamma spendacciona e precisa; Sara, la mamma alternativa e tatuata; la mamma tradizionale con 3 bambini, cioè mamma Lucia; e infine Beatrice, la mamma più giovane di tutte che a soli 22 anni ci ha mostrato una maturità da fare invidia. Ieri sera è andato in onda il sesto episodio di 4 Mamme, il nuovo programma di Fox Life che mette a confronto quattro madri diverse tra loro, premiando poi quella più votata dalle altre mamme e dal team composto da Flavio Montrucchio, Georgia Luzi e tata Roberta. Come al solito non vi sveleremo chi ha vinto, ma rifletteremo insieme su ciò che mi ha più colpito della puntata. Perché ogni settimana gli spunti di riflessione sono moltissimi!

4Mamme, la sesta puntata: i bambini che mangiano davanti alla tivù e l’importanza dei pasti insieme

Al di là dei quattro approcci educativi che mamma Valentina, mamma Sara, mamma Lucia e mamma Beatrice adottano, oggi vorrei parlare di bambini che mangiano davanti alla tv. 

Come sapete, se avete letto i miei articoli e se seguite il nostro portale, sono convinta fermamente che essere mamme sia il lavoro più difficile del mondo. Da qui il mio essere molto tollerante e assolutamente comprensiva, forse più con gli altri che con me stessa, ma questo è un altro discorso. Una cosa però, davvero, mi lascia un po' senza parole: ma quanti bambini mangiano sul divano davanti alla tv!!! In tutte le puntate ne troviamo tantissimi!

Ci può stare un paio di volte al mese una cena davanti a un film, è bello e rilassante, e anche abbastanza divertente. Ma per me il pasto si deve assolutamente consumare senza tv e rigorosamente a tavola: sono quelle cose che per me sono pilastri assoluti. I miei bambini lo sanno. Quindi, chiaramente, non essendoci mai state eccezioni, non ci sono da parte loro capricci o tentativi di cambiare questa regola. 

I pianti infastiditi e le urla dei bambini che non accettano di mangiare se non davanti al televisore acceso derivano quindi dall’abitudine: è chiaro che se iniziamo a concedergli questo modo di cenare, per loro sarà la normalità, e quando tenteremo di scostarli da questa abitudine sarà normale assistere a capricci e malesseri.

Questa abitudine è davvero frequentissima in Italia (e in tutto il mondo, oserei dire). Perché? Perché è normale e comprensibile che i genitori, arrivati stanchi alla sera, si affidino alla babysitter elettronica per riposare un po’ la mente. Tuttavia è un’abitudine davvero malsana e deleteria, e vi spiego il perché.

Innanzitutto, perché in questo modo i bambini non si concentrano sul cibo. Non possiamo lamentarci del fatto che non assaggino tutto o che siano schizzinosi a tavola: potremmo anche proporgli ogni sera sapori differenti, sani e deliziosi; ma con la tivù accesa la loro attenzione va ad altro, e ciò che sta nel piatto passa in secondo piano, diventando irrimediabilmente uniforme e uguale. 

Dall’altra parte della barricata c’è un altro rischio molto forte: i bambini che passano molto tempo davanti alla tivù e quelli che addirittura mangiano davanti allo schermo (che sia il televisore, il pc, il tablet o lo smartphone) sono più soggetti all’obesità. L’ha rivelato anche uno studio scientifico pubblicato sulla rivista americana Pediatrics e condotto dalla dottoressa Catherine Birken presso l’Hospital for Sick Children di Toronto. I bambini, bombardati da immagini ipereccitanti, colorate e soprattutto pubblicitarie, sono attratti non dai cibi sani che gli vengono proposti nel piatto, ma dalle merendine, dagli snack, dagli hamburger succulenti e dai cibi spazzatura che passano continuamente davanti ai loro occhi. Lo fanno in maniera passiva, e quindi anche incoscientemente. Ma resta il fatto che queste immagini restano dietro ai loro occhi, e quindi è logico che non apprezzano più i piatti di mamma (quando sani, anche se saporiti).

Terzo risvolto negativo riguarda la sfera sociale: per me il mangiare a tavola tutti insieme è un momento di condivisione, di conversazione, di piacevolezza in famiglia. Quando la tivù è accesa, magicamente l’attenzione di tutti si sposta e viene rapita dalla scatola magica. È inutile, non si può fare nulla. Fateci caso: anche noi adulti veniamo ipnotizzati dalla tivù. Immaginate quindi i bambini!

Abituarli a mangiare davanti alla tivù significa quindi abituarli a pasti in famiglia solitari, nei quali ognuno è perso nei suoi pensieri (passivi) e davanti allo schermo. Niente chiacchiere, niente racconti della giornata. Solo un mangiare meccanico. E a me questa cosa spaventa molto. Anche perché quel cibo è frutto del lavoro di mamma e papà, sia in termini economici che di tempo impiegato nella preparazione: ed è un aspetto che non deve assolutamente essere dato per scontato e i bambini lo devono sapere e comprendere bene fin dall’infanzia. 

Ecco perché dovremmo inserire qualche regola, soprattutto partendo dall’esempio che noi stessi vorremmo che i nostri figli seguissero: iniziamo noi stessi a spegnere la tivù a tavola, anche quando siamo da soli o in coppia; dopodiché mettiamo qualche paletto, come un tempo limite di televisione al giorno (proprio come i 30 minuti massimi di tablet, ad esempio).

E prendiamo qualche accorgimento dettato dal buonsenso: la sera guardiamo la tivù insieme, ma scegliendo insieme i programmi e commentandoli, in modo da non ridurre ad una visione passiva l’attività; e infine evitiamo di lasciare guardare la tivù ai figli da soli, almeno fino ai 5 anni.

 

Giulia Mandrino

 

Foto credits

https://www.flickr.com/photos/roxeteer/3538785770

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